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Gengis Khan a differenza di Maometto, non portò la guerra nel mondo per motivi religiosi, né come Alessandro, Giulio Cesare, o Carlo Magno per motivi personali o politici, ma per necessità.
Si cercavano nuovi pascoli per la sopravvivenza del suo popolo, per questo si servi della guerra che condusse con determinazione, inflessibilità, crudeltà e violenza.
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Temujin (Gengis Khan) era l'erede del potente Yesughei Khan, capo incontrastato d'alcune tribù minori riunite sotto il nome di Manghol (mongoli).
Anche la data esatta della sua nascita non è certa, nel 1155 secondo fonti persiane, nel 1162, 1167 o 1176 secondo altre.
Temujin figlio di Yesughei.
Come consuetudine tra i popoli della steppa, al nuovo nato era imposto un nome che rammentasse una gloriosa impresa appena compiuta dal genitore: il padre aveva appena sconfitto due capi tartari, uno dei quali si chiamava Temujin.
Il bimbo crebbe forte e robusto, sveglio nella mente, quando ebbe nove anni il padre ritenne giunto il momento di trovargli la futura sposa; come voleva il costume mongolo i due si misero in viaggio per visitare i clan più lontani. Visitarono i Kin, e furono ospiti di Dai Sescen, capo dei Qongghirat.
La leggenda vuole che Temujin ospite di Dai Sescen s'innamorasse della bella figlia del capo Borte, di dieci anni d'età; più probabilmente ciò rientrava nella politica unionista di Yesughei, il quale offri il proprio stallone nero al capo, e lascio al campo Temujin perché lavorasse gratuitamente per un certo numero d'anni per il futuro suocero, e fornisse prova di se prima del matrimonio, sempre secondo il costume mongolo.
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Nel 1206, le popolazioni Tartare si riunirono a Gengis Khan, che era il dominatore assoluto di tutto il territorio abitato dai Mongoli, e gli conferirono il titolo di Imperatore dei Mongoli.
Temujin impose ai suoi parenti, agli ufficiali dell'esercito ed ai dignitari di corte di imparare a leggere e scrivere nel linguaggio degli Uiguri, che divenne la lingua ufficiale del nascente impero.
Creata la struttura dello stato, il sovrano mongolo diede inizio alla grande stagione delle conquiste, in quindici anni di guerra, sottomise il regno dei Si Hisa (1205-1209), devastò quello dei Kin (1211-1215) occupando Pechino la capitale, attaccò la Corasmia spingendosi fino all'estremo occidente (1219-1223).
Il potere del condottiero mongolo si estendeva dalla Grande Muraglia ai monti Targabatai per millecinquecento chilometri, e dal deserto dei Gobi alle propaggini della Siberia, per mille chilometri; circa trentadue popoli siinchinavano davanti a lui, ed egli li divise in tre grandi gruppi (del centro, della mano destra e della mano sinistra) nello stesso ordinamento che avrebbero assunto le truppe da loro fornite.
Alla sua morte, avvenuta il 18 agosto 1227, l'Impero fu diviso tra i suoi quattro figli: Giutsci, Giagatai, Ogodei e Tului.
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Tradizionali rimasero le classi sociali: la famiglia gengiskhanide o famiglia d'oro (altan uruk), quindi i condottieri (bahadur), i generali (noyat), gli uomini liberi (nokud), il popolo (arat) e i servi (unaghan), con mano di ferro e con diplomazia si sbarazzò del grande sciamano Tab Tangri Kokosciu, che dopo averlo eletto tentava d'intromettersi negli affari di stato, affidò l'organizzazione amministrativa e l'educazione dei figli all'uiguro Tata T'onga, e nominò giudice supremo il figlio adottivo Scigi Qutuqu.
Dettò le ordinanze (Yasa o Giasaq) cui si aggiunsero le sentenze (Biliq) cercando le leggi nella tradizione, costumi e credenze del suo popolo, grazie ad esse un impero immenso fu retto con giustizia ed equità.
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