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Patti internazionali sui diritti dell'Uomo

adottata dall'
Assemblea Generale delle Nazioni Unite
il
16 dicembre 1966

ed entrati in vigore nel corso dell'anno

1976


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Informazioni generali

Allorché la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo fu proclamata nel 1948 dall'Assemblea Generale, essa fu considerata come il primo passo nella formulazione di una futura "carta internazionale dei diritti dell'uomo", il cui valore fosse sia giuridico che morale.

Nel 1976 - a tre decenni di distanza dall'impegno assunto dalla Organizzazione delle Nazioni Unite in questa vasta impresa - la "carta internazionale dei diritti dell'uomo" diventava una realtà grazie all'entrata in vigore di tre importantissimi strumenti: il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ed il Protocollo facoltativo relativo a quest'ultimo Patto.


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I Patti obbligano gli Stati che li abbiano ratificati a riconoscere e progettare un'ampia gamma di diritti umani, mentre le disposizioni facoltative stabiliscono le procedure in base a cui i privati nonché gli stati possono presentare delle denuncie in merito a violazioni dei diritti dell'uomo.

L'incoraggiamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti figura nello Statuto - documento storico che ha dato origine all'Organizzazione delle Nazioni Unite - tra i grandi fini dell'Organizzazione.

Poco dopo la creazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il Consiglio economico e sociale e la sua Commissione dei diritti dell'uomo decisero che la prevista carta internazionale si sarebbe dovuta comporre di una dichiarazione di principi generali, di valore morale, di un patto distinto, che avrebbe dovuto avere forza vincolante per gli stati che l'avessero ratificato, e di disposizioni di attuazione.

La Commissione, in un lasso di tempo assai breve, provvide alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, documento storico che stabilisce i principi generali che regolano il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Dalla sua adozione da parte dell'Assemblea generale, il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione ha esercitato una vasta influenza nel mondo intero ed è stata fonte d'ispirazione per costituzioni e leggi nazionali, nonché per convenzioni relative a diversi diritti particolari.

La Dichiarazione non aveva forza di legge al momento della sua adozione, ma, da allora, ha esercitato una notevole influenza sull'evoluzione del diritto internazionale contemporaneo.


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Dopo la proclamazione della Dichiarazione Universale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite si cimentò in un compito ancora più arduo: tradurre i suddetti principi in disposizioni pattizie destinate ad imporre obblighi giuridici agli Stati che li avessero ratificati Successivamente emerse che due Patti, anziché uno solo, risultavano necessari: uno sui diritti civili e politici e l'altro sui diritti economici, sociali e culturali.

Non fu facile raggiungere un accordo sull'enunciato di diritti che risultassero accettabili a tutti i popoli, a tutte le religioni, a tutte le culture e a tutte le ideologie rappresentate in seno all'organizzazione delle Nazioni Unite.

I due Patti furono elaborati articolo per articolo dapprima in seno alla Commissione dei diritti dell'uomo, e successivamente alla Terza Commissione dell'Assemblea generale.

Il 16 dicembre 1966, l'Assemblea adottava i Patti internazionali ed il Protocollo facoltativo.


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Doveva passare un altro decennio prima che i Patti venissero ratificati da un numero sufficiente di stati per la loro entrata in vigore. In effetti occorrevano per ciascuno di essi, 35 ratifiche (o adesioni).

Essendo stato raggiunto tale numero, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali entrava in vigore il 3 gennaio 1976.
Il Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché il Protocollo facoltativo ad esso connesso (già ratificato da 10 paesi, ossia il numero minimo di ratifiche richieste per la sua entrata in vigore) entravano in vigore il 23 marzo 1976.

Ogni paese che abbia ratificato il Patto relativo ai diritti civili e politici s'impegna a far sì che i suoi abitanti siano protetti per legge contro ogni trattamento crudele, inumano o degradante. Esso riconosce il diritto di ogni essere umano alla vita, alla libertà, alla sicurezza della sua persona e al rispetto della sua vita privata. Il Patto vieta la schiavitù, garantisce il diritto ad un processo equo e protegge gli individui contro ogni arresto o detenzione arbitraria.
Esso riconosce la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, la libertà di opinione, di espressione e di associazione, il diritto di riunione pacifica e di emigrazione.

Ogni paese che ratifichi il Patto sui diritti economici, sociali e culturali riconosce che ha il dovere di favorire il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. Esso riconosce il diritto di ogni persona al lavoro, ad un equo salario, alla sicurezza sociale, ad un livello di vita adeguato - mettendolo in particolare al riparo dalla fame - nonché alla salute e all'istruzione.

Esso si impegna altresì a garantire ad ogni persona il diritto di costituire con altri dei sindacati e di aderire a sindacati di sua scelta.

Le disposizioni dei Patti ricalcano, in linea generale, i diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
Tuttavia, i due Patti contengono un'importante disposizione che non figurava nella Dichiarazione: quella che enuncia il diritto che hanno tutti i popoli all'autodeterminazione ed al pieno e libero utilizzo delle proprie ricchezze e risorse naturali.


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Misure di attuazione

I Patti prevedono due serie distinte di misure di attuazione.

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Gli Stati che abbiano ratificato il Patto relativo ai diritti civili e politici provvedono alla nomina di un Comitato per i diritti dell'uomo composto di 18 membri. Questi ultimi ricoprono la loro carica a titolo individuale e debbono essere persone di alta levatura morale e di riconosciuta competenza nel campo dei diritti dell'uomo.

In conformità alle disposizioni facoltative di questo Patto, il Comitato per i diritti dell'uomo può esaminare comunicazioni nelle quali uno Stato parte pretenda che un altro Stato Parte non adempie agli obblighi derivanti dal Patto.

Il Comitato esercita le funzioni di organo d'inchiesta e può designare, col preliminare consenso degli Stati interessati, commissioni di conciliazione ad hoc che mettono i loro buoni uffici a disposizione degli Stati allo scopo di giungere ad una soluzione amichevole della questione fondata sul rispetto dei diritti dell'uomo, quali sono riconosciuti dal Patto.
(Queste disposizioni facoltative sono entrate in vigore il 28 marzo 1979 allorché si è verificata la decima dichiarazione di accettazione di esse).


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Il Protocollo facoltativo, che è entrato in vigore nel marzo 1976, abilita il Comitato per i diritti dell'uomo ad esaminare comunicazioni provenienti da individui, i quali pretendano essere vittime di violazioni, commesse da uno degli Stati parte del succitato Protocollo, di un qualsiasi diritto enunciato nel Patto. Si noti che privati devono aver esaurito tutti i ricorsi interni disponibili prima di ricorrere a questo tipo di tutela.

Il Comitato deve presentare un rapporto annuale all'Assemblea Generale dell'ONU.

Gli Stati che abbiano ratificato il Patto sui diritti economici, sociali e culturali s'impegnano e presentano periodicamente al Consiglio economico e sociale rapporti sulle misure da essi adottate e sui progressi registrati nella promozione del rispetto di tali diritti.

Il Consiglio può formulare raccomandazioni di carattere generale e può promuovere l'adozione di misure internazionali intese a coadiuvare gli stati parte nella effettiva e graduale attuazione dei diritti enunciati nel Patto.

L'Assemblea Generale ha invitato tutti gli Stati a divenire parti dei Patti e del Protocollo facoltativo, il che, a suo avviso, contribuirà ad accrescere considerevolmente il ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nel campo della promozione del rispetto dei diritti dell'uomo.


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1. http://www.studiperlapace.it/ -Pubblicazioni Centro Studi per la Pace



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