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Gengis nell'anno della Tigre 1206, era il dominatore assoluto di tutto il territorio abitato dai Mongoli, le popolazioni Tartare si riunirono a Gengis Khan e gli conferirono il titolo d'Imperatore.
Durante questa grande assemblea furono poste le basi del futuro stato mongolo: fu riorganizzato l'esercito, fu imposta una legislazione fiscale, istituita una rete postale di stato e creata anche un'organizzazione burocratica, composta prevalentemente di Uiguri, un popolo di cultura superiore, abitante il Sinkiang settentrionale, arresosi senza resistenza al conquistatore mongolo.
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Morto Guyuk successore d'Ogedei nel 1248, sali al trono Mongha (1251-1259), che dopo aver delegato ai fratelli Qubilai (gran khan dal 1260 al 1294) e Hulagu i problemi militari, si occupò dell'organizzazione amministrativa del grande impero.
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Nella primavera del 1211 Gengis radunò tutto il suo esercito, circa duecentomila guerrieri, il deserto dei Gobi fu attraversato e giunsero al confine dell'impero dei Kin per tentarne la conquista.
Dopo numerose sconfitte, l'imperatore cinese Kin trattò la pace con Gengis che gli costò tutto il tesoro imperiale, e migliaia di prigionieri, dal momento che l'estate rendeva ormai impossibile la traversata del deserto del Gobi, Gengis si sbarazzò dei prigionieri facendoli decapitare tutti, e si acquartierò con il suo esercito nell'oasi di Dolon, poi inviò alcuni messaggeri nella Cina del sud retta dalla dinastia Song.
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L'imperatore cinese Wu-tu-pu volle ravvisarvi un pericolo, e spostò la corte da Pechino a Tien (oggi Kaifeng), Gengis considerò l'atto come una rottura del trattato di pace, assalì Pechino e la distrusse "non più un trillo d'uccello" cantò un poeta fuori delle mura silenziose "le fosse delle mura sono colme di cadaveri e di sangue". Era l'estate del 1215.
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Con l'annessione del regno dei Qara Khitai, vasto come la Mongolia stessa, Gengis si trovava ora a confinare con una delle zone più civili e più cariche di storia, la Persia e l'Afghanistan, entrambi due territori musulmani; era l'anno 1218.
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Dopo il 1220 venne conquistata la Persia.
I mongoli-tartari occuparono città dopo città, caddero Thus, Damghan, Semnan, di Rayy celebre centro per le sue ceramiche; non restò vivo un solo abitante, ad eccezione di un centinaio di artigiani condotti schiavi in Mongolia.
La Transoxiana e la Corasmia erano nelle mani di Gengis, toccava ora al Khorassan che fu occupato dal figlio minore di Gengis, Tului, che assali la città di Merv e seduto su di un trono d'oro, fece sgozzare davanti a se la popolazione divisa fra i suoi soldati, che ammucchiavano le teste e le orecchie destre in macabre piramidi, risparmiò solo quattrocento artigiani.
Conquistata la Persia, Gengis, si trovò davanti uno dei più fieri avversari di tutta la sua vita: l'Afghanistan, paese di montagna abitato da popolazioni bellicose e intrattabili.
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Mentre Hulagu conquistava la Persia, Qubilai, amministratore militare e civile dei territori cinesi a sud del Gobi, attaccava nel 1258 il regno dei Song e trasferiva la sua capitale a Pechino nel 1260, dedicandosi interamente all'organizzazione politica e militare delle vaste terre cinesi.
Subito dopo la morte di Qubilai avvenuta nel 1294, comparvero i primi segni di decadenza nel grande impero, e, nel 1368, il movimento unitario cinese guidato dal fondatore della dinastia Ming, costrinse l'ultimo imperatore tartaro Toghan-Temur, a fuggire in Mongolia.
La dominazione Mongolo-Tartara era finita e il vastissimo impero di Gengis Khan definitivamente diviso.
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Il Khan Hulagu, fondando il regno degli Ilkhan diede inizio, in Persia, a una dinastia mongolica che si islamizzò e conobbe periodi di grande splendore, mentre il fratello Qubilay portava a termine la conquista della Cina; i Mongoli stanziati nella Russia meridionale furono invece assorbiti nel granducato di Mosca.
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Nel XIV sec. Tamerlano riuscì a riunificare una parte dei territori già appartenenti all’impero di Gengis, fondando il nuovo impero dei Timuridi, che ebbe come centro Samarcanda.
Un nipote di Tamerlano, Babur, fondò invece in India la dinastia dei Moghul
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Nei secoli XV e XVI, la possibilità di mantenere il controllo al di fuori della Grande Muraglia Cinese richiedeva la mobilità militare dei nomadi e, talvolta, l’occupazione di città che servivano ad attirare il commercio e per l’approvvigionamento dei prodotti alimentari coltivati dai contadini mongoli.
Dal lontano ovest della Mongolia, gli oyrat cominciarono a dominare il territorio.
Conquistarono alcune oasi in Sinkian e nella regione del Tibet, dove l’impero cinese era più debole, e apportarono all’organizzazione tribale dei mongoli la propria esperienza mercantile e amministrativa.
In questa tappa ebbe inizio la separazione tra gli oyrat e i khalkha, il cui corpo principale avrebbe in seguito formato la Mongolia Esterna.
I khalkha nel nord e i sajari nel sud mantennero una lega tribale, mentre la successione passò agli ordo, sotto il regno di Altan Khan (1543-83).
Per conservare il potere, i principi mongoli compresero il vantaggio di poter contare su un’ideologia religiosa, tuttavia, siccome l’uso del cinese nascondeva il pericolo che l’impero cinese li assorbisse, adottarono il sistema buddhista tibetano, con il quale non esisteva alcun rischio e la cui scrittura era più accessibile.
Allora Altan Khan invitò un religioso del Tibet, che i mongoli chiamarono Dalai Lama.
L’unificazione degli interessi religiosi con lo stato venne realizzata attraverso la nomina di un erede dei clan dei khalkha come prima reincarnazione del Buddha Vivente di Urga.
Nel 1664, dopo aver consolidato il proprio potere sulla Manciuria, i Manciù conquistarono il trono cinese, alleati con tribù mongole del lontano est.
Prima di occupare Pechino, i Manciù avevano il controllo della regione sud della Mongolia, che da allora fu conosciuta come Mongolia Interna.
La conquista della Mongolia Esterna richiese alla Cina quasi un secolo.
Per questo motivo le due regioni ebbero uno sviluppo diverso: quella Interna s’integrò con la Cina e l’interesse dei khalkha nella conservazione del proprio potere nel sud fece fallire il tentativo degli oyrat di riunificare la Mongolia.
Questo fu il periodo conclusivo delle grandi guerre tra i mongoli e culminò in una dispersione generale.
Molti gruppi khalkha rimasero nel sud, alcuni chahari si stabilirono a Sinkiang, gli oyrat si dispersero in varie direzioni, compresi i territori della Russia zarista.
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