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Informazioni generali

Fatìmidi, dinastia araba sciita che esercitò il potere tra il IX e il XII sec., prima nell'Africa del Nord poi in Egitto.
Il suo fondatore, ‘Ubayd Allah al-Mahdi, si dichiarava discendente di ‘Ali e di Fatima.
‘Ubayd Allah iniziò la sua attività religioso-politica in Siria raccogliendo ben presto larghi consensi che furono causa di una dura persecuzione da parte del califfo di Bagdad; nello stesso periodo un suo missionario (da‘i), Abu ‘Abd Allah, convertì alla dottrina sciita la tribù berbera maghrebina dei Kitama e, forte dell'appoggio di questa, iniziò la conquista dei regni arabi dell'Ifriqiyya.
Nel 909 sconfisse prima gli Aghlabidi poi i Rustamidi e occupò Al-Qayrawan (Kairouan) e Tahert (Tiaret).

Nel 910, Abu ‘Abd Allah insediò solennemente a Kairouan, quale califfo di Ifriqiyya, ‘Ubayd Allah, che prese ufficialmente il soprannome di Al-Mahdi: la dinastia fatimide divenne nota anche col nome di ubaidide, derivato da quello del suo fondatore.
Preoccupato della popolarità di Abu, ‘Ubayd lo fece giustiziare nel 911 sotto l'accusa di complotto.
Il duro governo di ‘Ubayd provocò altre rivolte sia in Ifriqiyya sia in Sicilia: la decisione di ‘Ubayd ebbe ragione, però, degli oppositori tanto che il califfo poté accingersi alla conquista del Maghreb occidentale ancora sotto il controllo del califfo di Córdoba; nel 921 gran parte del regno idriside del Marocco fu costretta a riconoscere il protettorato fatimide.
Nel 912 ‘Ubayd aveva fatto costruire una cittadella, Mahdiyya, sulla costa a sud di Tunisi, e vi trasferì la capitale nel 921.
Nonostante i successi militari, ‘Ubayd morì senza esser riuscito a conquistare il Marocco; suo figlio Abu al-Qasim proseguì, durante il proprio regno (934-946), la politica paterna favorendo, tra l'altro, la pirateria: le coste tirreniche dell'Italia e la Provenza furono a più riprese saccheggiate, la stessa Genova fu temporaneamente occupata (939).
Il successore di Al-Qasim, Abu al-‘Abbas Isma‘il alMansur, soffocò una nuova rivolta della Sicilia, in aiuto della quale erano intervenuti i Bizantini, e occupò Reggio Calabria (947).
Ad Al-Mansur succedette Al-Mu‘izz al-Din (953-975) il quale estese il dominio fatimide a tutta l'Africa del Nord fino a Tangeri e Ceuta (958); pacificato il Maghreb, Al-Mu‘izz al-Din inviò il suo miglior generale, Giawhar, alla conquista dell'Egitto.
Dopo aver perso la battaglia presso Ghizeh (969) i notabili ikhshididi d'Egitto cedettero il potere a Giawhar il quale edificò immediatamente una nuova capitale, Al-Qahira (Il Cairo), e inviò un corpo di spedizione in Palestina e in Siria che furono rapidamente conquistate.

Nel 972 Al-Mu‘izz al-Din affidò definitivamente l'Ifriqiyya ai berberi ziridi i quali la governarono, solo ufficialmente, in nome dei Fatimidi; con Al-Mu‘izz al-Din ha inizio la dinastia fatimide egiziana che per circa due secoli resse il paese portandolo a un alto livello di prosperità.
Ad Al-Mu‘izz al-Din, fondatore dell'università Al-Azhar, succedettero Al-‘Aziz (975- 996), Al-Hakim (996-1021), noto per il suo fanatismo religioso e per aver fatto demolire il Santo Sepolcro (1011), Al-Zahir (1021-1036).
Tutti questi califfi si occuparono ben poco dell'Africa del Nord; il loro interesse era volto al Mediterraneo occidentale, alla Palestina e alla Siria, per cui dovettero lottare contro i Bizantini e i Buyidi.
Il nuovo califfo Al- Mustansir (1036-1094) concluse la pace con Bisanzio e fece riedificare il Santo Sepolcro (1038); per vendicarsi della rottura del vincolo di vassallaggio degli Ziridi (1041) provocò l'invasione hilaliana nel Maghreb; in seguito tentò di occupare Bagdad e di annettere all'Egitto i domini abbasidi.
Una grave crisi seguita a una terribile carestia provocò una ribellione nell'esercito, costituito da milizie eterogenee (berbere, orientali, negre, turche); i soldati turchi, nel 1068, costrinsero il califfo a vendere il tesoro reale.


[ history ]

L'ordine e il benessere furono ristabiliti dal visir Badr al-Giamali e da suo figlio Shahan-shah; quest'ultimo alla morte di Al- Mustansir pose sul trono il califfo Al-Musta‘li (1094-1101): in questo periodo i Fatimidi dovettero fronteggiare prima i Selgiuchidi, che occuparono la Siria, parte della Palestina e minacciarono lo stesso Egitto, poi i crociati.

I crociati occuparono Gerusalemme nel 1099 scacciando la guarnigione fatimide, indi conquistarono tutte le città costiere della Palestina e persino Aila (Eilat), sul golfo di ‘Aqaba.
La costituzione del regno di Gerusalemme recò un grave colpo alla dinastia fatimide: il nuovo califfo Al-‘Amir (1101-1130) venne più volte battuto dai crociati, tanto che i possedimenti egiziani in Palestina si ridussero alla sola Ascalona.
Con l'assassinio di Al-‘Amir inizia un periodo di anarchia, che vede il potere in mano ai visir; nel 1153 anche Ascalona fu perduta dai Fatimidi.

Il visir del califfo Al-‘Adid (1160-1171), Sawar, chiese l'intervento di Nur al-Din, governatore zenghide della Siria, al fine di assicurarsi il potere in Egitto; i suoi oppositori, a loro volta, chiesero l'intervento dei Franchi del regno di Gerusalemme.
Per circa dieci anni fu un susseguirsi di interventi stranieri, franchi o zenghidi, che vide alla fine Shirkuh, luogotenente di Nur al-Din, divenire visir di Al‘Adid.
Morto Shirkuh, suo nipote Yusuf ibn ‘Ayyub, noto col soprannome di Saladino, divenne visir del califfo fatimide ma, spinto da Nur al-Din, proclamò l'autorità dei califfi di Bagdad (1171) ponendo così fine al califfato fatimide.

Alla morte di Nur al-Din (1174), Saladino si rese completamente indipendente, fondando la dinastia ayyubide.
Durante il loro regno in Egitto i Fatimidi incrementarono i commerci con l'Europa, ebbero una grande tolleranza religiosa verso i cristiani (a eccezione di Al-Hakim), favorirono le arti e le lettere; essi hanno lasciato numerose e imponenti moschee, palazzi ed altre costruzioni.



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