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Ayyùbidi, dinastia islamica che, succedendo in Egitto a quella dei Fatimidi (1171) e in Siria a quella degli Atabek (Zenghidi), dominò sull'Egitto, la Siria, la Mesopotamia e l'Arabia meridionale fino alla prima metà del XIII sec.
Il nome proviene da 'Ayyub ibn Shadi, un curdo d'Armenia al servizio dei signori di Mosul e di Aleppo; ma il vero fondatore della potenza ayyubide fu suo figlio Yusuf, che assunse il nome onorifico di Salah al-Din (Saladino).
Dopo la sua morte (1193) la dinastia appare rappresentata intorno al 1200 da quattro rami principali: ramo di Homs, fino al 1342; ramo dello Yemen, fino al 1232; ramo di Aleppo, fino al 1260; ramo di Egitto-Damasco fino al 1250.
Il più importante fu quello egiziano, con i tre grandi sultani: Malik al-'Adil (1199-1218), fratello del Saladino; Al-Kamil (1218-1238), suo figlio, e Al-Salih (1238-1248).
Turanshah, figlio di Al-Salih, il vincitore di san Luigi ad Al-Mansura, fu assassinato nel 1250, e quindi, dopo un periodo di reggenza del mamelucco Aybak, che nel 1254 assunse il titolo di sultano dando inizio alla dinastia mamelucca dei Bahriti, il regno si trasmise a quest'ultima.
La dinastia ayyubide è notevole per l'incremento che diede alla cultura, all'arte, all'economia, e specialmente per l'influsso che, attraverso i crociati, esercitò sull'Occidente.
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