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Nell'autunno del 1147 i crociati tedeschi e francesi, attraverso l'Ungheria e la Bulgaria, raggiungono Costantinopoli.
Ridottosi l'esercito ad un branco di delinquenti affamati, vengono commesse sul territorio bizantino numerose rapine e violenze, fino al punto che l'imperatore Commeno, facendo il doppio gioco, chiese di nascosto aiuto addirittura al sultano dei turchi per difendersi da questi teppisti.
I Crociati, già logorati dalla stanchezza e dalla fame, con questi ambigui appoggi (erano veri e propri atti di sabotaggio e ostilità) riservati a loro dai bizantini, disgregati soprattutto dalle discordie interne, decimati da privazioni e da epidemie, subirono prima un attacco in ottobre a Dorilea, poi dopo una ininfluente affermazione a Laodicea, furono presto sconfitti dai turchi presso i monti di Cadmus nel dicembre 1147.
Asserragliatisi nei pressi di Damasco, pur con l'arrivo di rinforzi, soprattutto con contingenti di templari e giovanniti, il successivo anno, nel 1149, furono annientati.
Nella fuga trovò rifugio a Costantinopoli il malaticcio Corrado III, con il nipote Federico, già duca di Svevia dopo la morte del padre. (Morto poi Corrado nel 1152, sarà lui ad ereditare dallo zio l'impero con quel nome che diventerà famoso per circa 40 anni, sconvolgendo mezza Europa e l'intera Italia, ma che poi morirà annegato nella successiva crociata: era Federico detto il Barbarossa).
Commeno, come contropartita, chiede a Corrado di aiutarlo a riconquistare la Sicilia in mano ai normanni di Ruggero II.
Ma non ha l'esito sperato, anzi andrà incontro a un fallimento: i normanni hanno già stretto alleanza con i Guelfi tedeschi, ostili proprio a Corrado, che offrono appoggio al Re di Sicilia normanno, convincendo Serbi e Ungheresi ad attaccare da nord l'impero bizantino, per indebolirlo.
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