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La religione vichinga presenta numerose commistioni con il mondo reale vissuto da questo popolo nordico.
Vi sono infatti numerosi riferimenti alla vita quotidiana ed agli elementi naturali che accompagnavano la popolazione.
Sicuramente essa ha subito delle influenze celtiche, quindi indoeuropee con origini relative all’area scita-iranica.

I sacerdoti vichinghi, o rusii, erano detti attiba e svolgevano i riti sacrificali durante le cerimonie.
Queste avevano luogo all’aperto, in pieno stile celtico, ed erano costituite da sacrifici animali ed umani, i cui cadaveri erano esposti appesi ad alberi.


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Informazioni generali

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La religione runica è molto personalizzata.
Il popolo sente il bisogno di avere delle divinità vicine.
Per questo gli dei presentano delle imperfezioni, sono mortali e fanno le stesse cose degli uomini.
L’Olimpo divino non è destinato a sopravvivere a lungo.
La perfidia e la menzogna fanno in modo che Loki possa operare e liberare le sue terribili creature.
Il Valhalla diventa un accampamento militare. Vi sono numerose battaglie che producono l’effetto di sterminare tutti gli Dei. Sopravvivono solo Baldr, che risorgerà dalla cattiverie di Loki, Vali, Vidar e Hodr (tre figli di Odino).
Essi riporteranno ordine nel caos e nascerà un modo di amore e bontà.
Numerose sono le contaminazioni con altre religioni: Tyr richiama il dio indiano Dyauh e lo Zeus classico, Thor sembra molto simile ad Ercole, in Odino si identificano il dinamismo e la forza dei nordici; Baldr richiama i concetti orientali di resurrezione e di rinnovamento.
La lotta tra Asen e Vanen si riallaccia alla struttura sociale runica. Essa richiama la lotta tra la classe aristocratica, detentrice del potere, e quella contadina che ne vorrebbe di più.

Numerose le presenze di elementi naturali nella religione: cavalli, lupi, draghi e leoni accompagnavano gli uomini nelle saghe e nelle leggende.
La testa di tutte le navi vichinghe aveva un animale rappresentato che guidava l’equipaggio nella difficile vita sul mare.

Elfi e gnomi abitavano i boschi e regnavano nella notte, apportando sventura e paura, nonché tempeste e terremoti.
Alcune donne, le Disen, proteggevano dai malanni e dalla morte e venivano venerate in pubbliche feste.


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Culto dei morti

I guerrieri caduti in battaglia erano raccolti negli Inferi, dove regnava la dea Hel, che gestiva un’enorme camera che portava il suo stesso nome.
I marinai morti in mare venivano raccolti nella rete dalla dea Ran.
La strutturazione cielo-inferi trova influenze nella cultura islandese e nella religione cristiana.

Potevano salire al cielo solo gli eroi e chi si era comportato secondo le leggi della società.
In questo caso si credeva che il defunto, una volta morto, saliva su un cavallo sacro ed entrava nel Valhalla, dove veniva accolto dalle Valchirie.

I morti venivano inumati in camere di varia forma e di varia ricchezza, a seconda della condizione sociale del defunto.
Se il defunto era un nobile, veniva accompagnato nel suo viaggio eterno dalla moglie o anche da servi volontari, che venivano uccisi in apposite cerimonie.

Alcune camere avevano la forma di una nave; spesso i cadaveri venivano deposti in barche che erano bruciate.
Anche le pietre tombali venivano poste a forma di nave, per richiamare il profondo legame che univa questo popolo con il mare.



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