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Tra i sanniti non vi era il concetto di civitas o di città-stato.
La più piccola unità politica era il pagus. Si trattava di una parola osca che rappresentava un distretto rurale semindipendente. Esso svolgeva funzioni governative locali, reclutava militari, aveva nel suo interno edifici e in esso si tenevano assemblee, dove si approvavano leggi.
Più pagi formavano un touto. Il touto dei Peligni era composto di 25 pagi.
Soprattutto in termini militari, i sanniti si riunivano spesso in touto, che risiedeva presso la capitale.
Alcune tribù avevano più capitali perché, di volta in volta, il touto si riuniva in luoghi diversi.
L’autorità amministrativa più importante era il meddix tuticus (magistrato-console), che veniva eletto dall’assemblea e gestiva molto potere.
Vi erano anche dei funzionari minori: censor, legatus (kenzstur in osco), aidilis, praetor, prefectus.
Simbolo del potere era un trono di pietra.
Solo con la dominazione romana il potere fu affidato ad una oligarchia fatta di ricchi possidenti, a cui erano legati numerosi vassalli.
Questa fu la fase di decadenza della società sannita, in cui una classe ristretta aveva potere di vita e morte sulla maggioranza della popolazione.
Ciascun touto era una repubblica ed approssimativamente corrispondeva ad una tribù.
Quando i sanniti dovevano affrontare una guerra, nominavano un comandante in capo.
Spesso le diverse tribù si riunivano in federazioni, in particolare nella fase finale della guerra contro Roma.
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La durezza del territorio abitato costringeva i sanniti a sviluppare attività abbastanza ridotte ed essenziali, tutte finalizzate alla sopravvivenza.
Quelle principali erano costitute dalla pastorizia e dalla caccia.
La prima in particolare spinse ad un’attività di transumanza lungo i tratturi: piste prestabilite che attraversavano il sud dell’Italia.
I sanniti vivevano molto anche sulle razzie che compivano ai danni dei villaggi dei popoli vicini.
Molto semplici nel vestire e nel mangiare, lavoravano la pietra e qualche metallo: ne sono un esempio le numerosissime fibulae ed i monili trovati nelle varie tombe.
Non coniarono monete, ma basavano le attività di compravendita sul baratto.
Solo sotto la dominazione romana iniziarono a forgiare delle monete, anche a scopo puramente di ribellione, rappresentando l’effigie di qualche repubblicano o anti-romano.
L’attività industriale era ridotta al minimo ed era abbastanza semplice.
Anche l’agricoltura non ebbe molto sviluppo, basti pensare alla tipologia del territorio sannita. Famosi erano comunque i cavoli sabelli.
Il tasso di mortalità era abbastanza elevato ed i sanniti venivano seppelliti nelle tombe a tumulo, importate dalla cultura indoeuropea.
Amavano molto la lotta e praticavano dei giochi gladiatori in occasione dei funerali.
Famosi furono i gladiatori sanniti, al pari dei Marsi, e sembra che i romani importarono da loro e non dagli etruschi tale arte ludica.
Dal punto di vista militare, erano organizzati in coorti, come i romani ed avevano un equipaggiamento leggero, perché non disponevano di molto metallo.
In battaglia impiegavano l’astuzia ed erano accompagnati da una buona dose di vigore. Le loro armi erano: le lance, il giavellotto, gli scudi tondi e rettangolari.
Alcune di essere furono impiegate anche dai romani. Tipici erano i gambali ed i pennacchi sull’elmo, comuni a tutti i popoli italici.
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