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Popolazione di origine indoeuropea, di indole bellicosa, che viveva di pastorizia e di agricoltura nella zona, molto ricca di minerali utili per il ferro e rame, del fiume Liri comprendente il basso Lazio, l'alta Campania ed il basso Molise.
La loro cultura ebbe caratteristiche osco-sabelliche.
Esportarono presso i Carecini culti italici particolari, che tuttora vengono praticati nella Campania, come l'effettuare il pranzo dopo un rito funerario.
Tito Livio, nella Storia di Roma, a testimonianza della loro tenacia militare, racconta che erano ferocior ad rebellandum quam bellandum gens(7, 27, 7).
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Appena cacciati i Re da Roma (509 a.C.), Roma si trovò a dover fronteggiare le invasioni dei Volsci che provenivano dal Lazio meridionale.
I loro centri principali erano Satricum, Frusino (Frosinone), Velitrae (Velletri), Arpinum (la città di Cicerone) e Fregellae, città divenute famose in seguito come colonie romane.
La ricchezza della terra dei Volsci fu oggetto di interesse per i Sanniti ed i Romani.
Uscirono sconfitti nelle guerre sannitiche, parteciparono con insuccesso alle guerre civili e sociali, fecero parte della lega italica.
Capeggiarono numerose rivolte contro Roma, subendo perdite di autonomia, di risorse e deportazioni.
La loro cultura scomparve in seguito ad un processo di romanizzazione.
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