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Varie sono le ipotesi avanzate sull’origine dei Piceni che, nella prima età del ferro (circa decimo - nono secolo a. C.), occuparono il tratto di costa adriatica compreso tra i fiumi Foglia a Nord e Pescara a Sud e delimitato ad Ovest dagli Appennini.
Per gli scrittori antichi (Strabone, Plinio il Vecchio e Festo) avrebbero avuto origine da una migrazione di Sabini: un picchio (picus), uccello sacro a Marte dal quale il gruppo trasse il nuovo nome, li avrebbe guidati posandosi durante il viaggio sul loro vessillo.
Il motivo di questa migrazione sarebbe stato un voto di "primavera sacra": presso le antiche popolazioni era consuetudine offrire agli Dei tutti i nati tra il 1° marzo ed il 30 aprile di un anno di carestia o di guerra; gli animali venivano immolati mentre i bambini, una volta raggiunta l’età adulta, all’inizio della bella stagione erano accompagnati ai confini, da dove partivano alla ricerca di nuove terre in cui stabilirsi e fondare nuove sedi per gli Dei nazionali.
Ultimamente alcuni storici hanno messo in dubbio la consuetudine di ritenere i Piceni generati da uno sciame votivo dei Sabini.
Alla luce dei vari ritrovamenti archeologici è stata avanzata l’ipotesi che questo popolo non sia di derivazione indoeuropea.
Solo in epoca successiva ad esso si sarebbero sovrapposti i Picenti, cioè appunto quelle tribù italiche del gruppo umbro–sabellico cui fanno riferimento gli scrittori classici (i Sabini concordemente erano ritenuti una diramazione degli Umbri).
Tuttavia altri studiosi - ed è questa oggi l’ipotesi prevalente - non fanno distinzione tra Piceni e Picenti e ritengono, in sintonia con l’antica tradizione, che questo popolo derivi dal grande gruppo etnico degli Umbro–Sabelli.
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