|
La civiltà messapica è caratterizzata da una nuova ceramica attestata da reperti simili alle ceramiche micenee, ma appartenenti a gruppi che non trovano riscontro esatto nelle scoperte del Bacino dell’Egeo; è una speciale ceramica a ornamenti geometrici con forme singolari di vasi detti "TROZZELLE", ad alti manici, e anfore a collo largo.
Nell'abbigliamento, essi indossavano una veste lunga che si stringeva ai lembi con un cappuccio, usavano sandali; le donne mettevano lunghe tuniche e si ornavano il capo con una corona, come si evince dai vasi istoriati.
Sembrano, queste, tutte espressioni di amore per la vita, di imperturbabilità di fronte all’evento misterioso della morte; la stessa presenza dei sepolcri dentro le mura cittadine è la manifestazione più autentica di tale sentimento di serenità della creatura terrena nei confronti dell’aldilà.
Le tombe, che dimostrano sempre il rito a inumazione, nel periodo più antico hanno la forma di tumuli di pietra, più tardi si hanno ipogei.
Molto probabilmente nel modo di seppellire i defunti essi sono stati influenzati dai Greci; infatti da altri scavi si è saputo che usavano seppellire i morti in tombe di pietra con delle steli e mettevano in bocca al defunto una moneta (usanza di origine greca).
I reperti dimostrano, infine, che i Messapi subirono l'influenza greca anche per ciò che attiene alla religione, come rivelano i nomi di divinità messapiche che richiamano alcune tra le più importanti dell'Olimpo greco.
Ma abbiamo testimonianza dell'esistenza di Dei propri dei Messapi, come Tator o Taotor, una delle più importanti di questa zona.
Un altro esempio è Giove Batio venerato nei rovi da cui deriva il nome Batio (che significa appunto rovi).
È in realtà una divinità venerata nella grotta, a volte considerata maschile e a volte femminile, raffigurata perciò mentre allatta il figlio. Quest’ultimo culto prevalse in età post-messapica come culto pagano ad una divinità femminile che cresce il figlio.
|