|
Roma nei secoli V e IV prima di Cristo, dopo circa 150 anni di lotte, ora ricorrendo alle armi ed ora stipulando trattati di pace, aveva esteso i suoi domini su tutti i popoli latini, che possiamo considerare circoscritti entro i primitivi confini del Lazio.
La politica adottata dai Romani in questa espansione era improntata alla romanizzazione delle terre e delle città sulle quali estendevano i loro domini.
Essa consisteva nel lasciare alle terre sottomesse piena autonomia, considerando quelle popolazioni più come soci che come sottomessi.
Con questo atteggiamento il Senato e il Popolo Romano non solo non opprimevano l'autonomia degli altri, ma davano la netta impressione di rispettarla e di garantirla.
Le condizioni, possiamo dire di contropartita, richieste ai sottomessi, si riducevano al divieto di stipulare trattati ed alleanze fra di loro e di stabilire qualsiasi altro rapporto con altri popoli.
Inoltre dovevano contribuire con uomini e materiali al potenziamento dell'esercito di Roma.
In sostanza, oggi diremmo che la politica estera e militare era riservata al Senato e al Popolo Romano, la politica interna era autonoma.
Garantiva, infine, il rispetto di questi patti la presenza di presidi e di fortezze, che i Romani stabilivano in ogni città e luogo strategico dei popoli sottomessi.
Dopo il 350 a.C. Roma era una vera potenza militare e politica, naturalmente portata ad espandersi e ad essere contrastata.
Difatti, venne subito a contatto con due dei popoli più forti, che le intralciarono il cammino: a Nord gli Etruschi e a Est i Sanniti.
Con gli Etruschi c'erano già stati degli scontri e, ormai, la raffinata civiltà di quell'antichissimo popolo si trovava nel periodo della decadenza: tuttavia, opponeva ai Romani ancora una valida resistenza.
Molto più dura e più lunga fu la lotta con i Sanniti, che si protrasse ancora per 50 anni, fino al 290 a.C..
I Marsi furono alleati dei Sanniti, e, trovandosi essi a confine tra il Sannio e il territorio dei Latini già conquistato dai Romani, dovettero subire il primo urto della guerra fra le due grandi potenze di allora.
I Marsi si difesero in modo strenuo e già da allora si acquistarono la fama di guerrieri forti e coraggiosi, come in seguito li descriverà e li tramanderà concorde tutta la letteratura latina.
Nelle ostilità tra Roma e i Sanniti, pertanto, i Marsi furono attaccati subito, e furono sconfitti: fu stipulata una pace tra Roma e i Marsi.
Ma le vicende di questa guerra, di capitale importanza per Roma, furono per molti anni incerte ed ingarbugliate.
Effimeri patti di alleanza e di amicizia, tradimenti, imboscate, guerriglie: tutti gli eventi di una guerra di supremazia li ritroviamo nel lungo conflitto fra Roma e il Sannio.
Nel 304 a.C. di nuovo ci incontriamo con i Marsi alleati con i Sanniti.
Ma i Romani in quell'anno ebbero ancora vittorie strepitose, delle quali fu decisiva quella di Boiano nel cuore stesso dei Sannio (Molise).
Ci fu un'ennesima pace fra i Romani e i Sanniti.
Anche gli altri popoli italici accettarono le condizioni di pace, in verità molto moderate, dettate da Roma.
In quell'occasione, sulla sponda settentrionale del lago del Fucino, fu costruita ALBA, con un presidio di 6.000 uomini: una specie di trincea contro i bellicosi Marsi.
|