Top: International: Italiano: Società: Storia: Civiltà: Europea: Italici: Bruzi


[ history ]

La tradizione letteraria concorda nell'identificare i Bretti o Bruzi come pastori e/o servi dei Lucani che abitudinariamente vivevano come nomadi.
La comparsa di questo Popolo nella Storia della Calabria Antica e il suo definitivo declino, e' ben fotografato dalle parole non solo di Strabone, ma anche di Diodoro Siculo ( XVI,15) e di Pompeo Trogo in Giustino (XXIII,1,1-14); quest'ultimo Autore, inoltre, conferma la loro discendenza dai Lucani e la vittoriosa rivolta contro questi ultimi.

I Bretti ci vengono presentati come un Popolo di stirpe Indoeuropea, di linguaggio osco, di animo rude e bellicoso e a connotazione nomade (persino Platone parla di popoli nomadi e aggressivi per i quali usa il termine di Peridìnoi presenti in Italia).

I Bretti, tra la metà del IV° e la metà del III° a. c., attaccano e conquistano diverse città magno-greche, (Terina, Hipponion, Sibarys sul Traeis e altre) sottraendo loro territorio e risorse.
La loro parabola va inquadrata nel contesto storico del tempo ove, contemporaneamente al declino delle pòleis magnogreche (stremate da continue lotte intestine e all'ingerenza militare dei tiranni Siracusani), si assisteva alla inarrestabile ascesa della potenza Romana.
Le guerre combattute al fianco di Pirro re dell'Epiro prima, e di Annibale poi (guerre puniche), decretarono la fine della potenza brettia e la loro scomparsa come etnia autonoma organizzata: quasi tutto il loro territorio, con in testa Cosentia (metropolis brettia), faceva oramai parte dell'Ager Romanus (II° e I° sec. a.c.).


[ history ]

Informazioni generali

Gli attuali ritrovamenti archeologici attengono a materiali databili, più o meno, dal IV° sec. a.C. in poi.
Questa concomitanza temporale con la tradizione letteraria potrebbe confermare il carattere nomade (con assenza di insediamenti stabili) del popolo derivato dai Lucani, e la loro effettiva organizzazione socio-economica a partire dalla meta' del IV° sec. a.C.

Gli insediamenti stabili non raggiungevano mai la la dimensione e la organizzazione di una città, tanto che gli Italioti (e la storiografia ad essi collegata), non li hanno mai percepiti come pòleis o modelli simili.
In effetti si trattava di "nuclei", che si ripetevano regolarmente e a breve distanza, composti da un Oppidum cui erano collegate delle "ville".
L'oppidum, abitato dalla classe dominante (guerrieri, magistrati e, forse, sacerdoti), era il luogo dove si svolgevano le riunioni-assemblee e si prendevano le decisioni importanti per la salvaguardia e lo sviluppo della comunità.
Entro la sua cinta muraria era posta la necropoli, lo studio archeologico della quale testimonia delle differenze tra classi sociali e delle ulteriori differenziazioni all'interno della stessa classe.
Le tombe, a camera, contenevano tutta una serie di oggetti posti attorno al corpo inumato del defunto.
Oltre a vasetti di ceramica di ispirazione greca e funzionalmente diverse a secondo del sesso del defunto, nelle sepolture maschili sono le armi (lance, spade, scudi, elmi, schiniere) a caratterizzare il rango del defunto, mentre nelle deposizioni femminili tale funzione è svolta dai gioielli, sia in oro che in bronzo.
Tali elementi (armi e gioielli) sono per la massima parte di produzione italiota, a testimonianza della forte permeazione culturale magno-greca del mondo brettio.
Accanto a questi, tuttavia, coesistono armi di produzione italica; allo stesso modo sembra potersi dedurre la presenza di fabbricatori locali di oggetti in bronzo tra quelli contenuti nel cosiddetto "Tesoro di Sant'Eufemia".



 All text is available under the terms of the GNU Free Documentation License. (See Copyright Policy for details.) 
© Open-Site Foundation, Inc.
Hosted by Android Technologies, Inc. the medical robotics news source.
Visit our sister sites dmoz.org | mozilla.org | chefmoz.org | musicmoz.org