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Le prime tracce umane risalgono all'Età del Bronzo, 1000 a.C. circa, e sono quelle di un villaggio che è stato scavato a Foce di Sarno, non lontano dal sito su cui furono poi costruiti il teatro ed un tempio sannitico; dello stesso periodo è anche il villaggio trovato a Striano.
La datazione è piuttosto precisa perché tutti questi villaggi furono seppelliti dalle ceneri e dai lapilli di una delle più disastrose eruzioni vesuviane, detta delle Pomici di Avellino, avvenuta nel XVIII sec. a. C..
Un'occupazione umana più consistente si verifica nell'XI sec. a.C., quando popolazioni del ceppo indoeuropeo arrivano nella zona, occupando tutta la pianura campana fino a Cuma.
Tali popolazioni sono definite protoitaliche perché antenate di quelle che in seguito chiameremo italiche: i Latini, gli Umbri, i Sanniti, ecc..
Noi ne conosciamo la cultura, nel senso che gli archeologi danno a questo termine, cioè l'insieme dei modi di vivere, attraverso le tombe, poiché villaggi non ne sono stati ancora trovati, mentre di tombe ne sono state trovate moltissime.
Si tratta della cultura, detta dagli archeologi, delle tombe a fossa, in cui i morti vengono posti in una fossa rettangolare nella terra, con la testa ad Est così da avere lo sguardo rivolto verso il tramonto dove si credeva fosse il regno dei morti.
Quasi sempre le fosse sono circondate da un cerchio di pietre aperto, che ricorda una capanna, ed allineate lungo dei viali, come per formare un villaggio dei morti accanto al villaggio dei vivi.
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