|
|
|
Colonia di diritto latino, Fregellae fu fondata dai Romani sulla riva sinistra del fiume Liri nel 328 a.C., con lo stesso nome di un centro abitato della locale popolazione del Volsci, distrutto qualche anno prima dai Sanniti, la cui arx è individuabile sulla cima della collina che ospita la moderna cittadina di Rocca d’Arce.
La spinta espansionistica romana verso sud, già iniziata nel 334 a.C. con la fondazione di Cales nella pianura tra Teanum e Capua, si concretizzò nella valle del Liri con questa provocatoria deduzione coloniale.
Dopo una breve riconquista sannitica, conseguente alla sconfitta romana delle Forche Caudine (316 a.C.), la città fu rifondata nel 313/312 a.C. assieme all’altra colonia di Interamna Lirenas, determinando così un più stretto controllo sulla valle del Liri e su una nuova direttrice di traffico, la via Latina.
Questa arteria stradale univa anticamente Roma con il santuario federale di Iuppiter Latiaris sui Colli Albani e, in occasione della rifondazione di Fregellae e della deduzione di Interamna Lirenas, fu prolungata sino a Capua dopo avere collegato anche le due nuove colonie.
Numerosi sono gli episodi storici che narrano dell’importanza assunta dalla città con il passare dei decenni, come la richiesta avanzata da duecento nobili ostaggi cartaginesi i quali, all’indomani della battaglia di Zama (202 a.C.), ottennero dal Senato romano il permesso di abitare a Fregellae.
L’importanza della colonia nonché la sua posizione leader sul resto delle colonie latine è dimostrata da altri notevoli episodi citati dalle fonti storiche, come il ruolo di portavoce delle colonie rimaste fedeli a Roma, in occasione della guerra annibalica, o l’esistenza di uno squadrone scelto di cavalleria (turma fregellana), formato da quaranta aristocratici fregellani con funzione di guardia del corpo dei consoli, distintosi per valore in almeno due importanti episodi bellici.
|
|
Il fenomeno sociale più riguardevole per la città, nel corso della sua breve storia, è rappresentato dal gran numero di immigrati provenienti dalle regioni circostanti, richiamati dalla florida situazione economica locale.
Tale flusso migratorio, generalmente continuo, in alcuni casi presentò le caratteristiche di un vero e proprio esodo: secondo Livio nel solo anno 177 a.C. ben quattromila famiglie di Sanniti e di Peligni si erano trasferite a Fregellae.
Ne derivò una massiccia deromanizzazione della città che può reputarsi, in parte, causa della sua distruzione.
Infatti, durante il periodo della crisi graccana, Fregellae fu sempre in prima linea nella rivendicazione della cittadinanza romana, che avrebbe permesso alle migliaia di immigrati una più facile integrazione nel nuovo tessuto economico e sociale, beneficiando della distribuzione gratuita delle terre demaniali, riservata ai soli cittadini romani.
Il rifiuto di un’ulteriore proposta di legge presentata nel 125 a.C. al Senato romano da Marco Fulvio Flacco, console di parte popolare, tesa a concedere la cittadinanza romana ai Latini e agli Italici, scatenò a Fregellae una violenta rivolta contro Roma, presto soffocata da un esercito comandato dal pretore Lucio Opimio.
La città fu distrutta e l’area urbana, sottoposta alla pratica religiosa della devotio, fu quasi completamente abbandonata; da allora non ebbe più continuità di vita.
I cittadini di Fregellae furono deportati a Roma, dove vennero processati.
Dopo la distruzione di Fregellae, ai superstiti di parte filo-romana fu concesso di ricostruire la città, ma non più sullo stesso sito, a causa dell’interdizione derivata dalla pratica della devotio, né fu possibile imporle lo stesso nome.
Fu dunque ricostruita nel 124 a.C. poco più a sud, in un’ansa del fiume Liri subito dopo la confluenza con il Sacco (l’antico Trerus), nel territorio dell’attuale comune di San Giovanni Incarico in località “La Civita”.
Qui è anche localizzabile il sito del porto fluviale di Fregellae e forse anche quello di un Foro pecuario.
Il nome del nuovo insediamento fu modificato in Fabrateria Nova, per distinguerla dalla Vetus, identificabile probabilmente con la moderna Ceccano.
|
|