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Il territorio Ardeatino, ricco di corsi d'acqua, sorgenti (anche minerali), boschi, macchie e foreste di alberi giganteschi, offrì all'uomo primitivo un ambiente favorevole alla vita ed alla sopravvivenza.
Una grossa amigdala (strumento di selce a forma di mandorla), conservata nel Museo Civico di Albano, testimonia la presenza dell'uomo ad Ardea sin dalla penultima glaciazione, oltre 100.000 anni fa.
Dopo l'estinzione dei neanderthaliani, avvenuta circa 35000 anni fa, scarse tracce si sono trovate relative all'età mesolitica e neolitica (homo sapiens).
Sono invece molte le testimonianze dell'età eneolitica (2500-1700 a.c.) quando l'uomo, oltre la pietra, cominciò a lavorare il primo metallo: il rame.
Nel territorio Ardeatino le genti eneolitiche erano organizzate in piccoli gruppi seminomadi.
Ardea contro Roma
Tito Livio racconta che, per impadronirsi del territorio e delle ricchezze dei Rutuli, i Romani attaccarono Ardea durante il regno di Tarquinio il Superbo.
I Rutuli respinsero l'assalto dei Romani e, dopo la caduta della monarchia a Roma, con la cacciata di Tarquinio, la guerra si concluse con un trattato di pace.
Per rinforzare la città e difenderla dai Volsci, nel 442 a.C., una colonia di Latini si insedia ad Ardea.
Nel IV secolo a.C., sempre secondo Tito Livio, la città venne assediata dai Galli, che nel frattempo avevano occupato Roma.
Dopo aver sconfitto i Galli sotto le mura della città, i Rutuli, guidati da Furio Camillo, liberano Roma dall'occupazione Gallica.
Nel secondo trattato romano-cartaginese del 348 a.C., Ardea è nominata tra le città alleate dei Romani.
Nel III secolo a.C., durante la seconda guerra punica, Ardea era una delle dodici colonie che rifiutarono ai Romani gli aiuti militari.
In età imperiale una nuova colonizzazione si insediò ad Ardea in conseguenza delle vicende storiche ed economiche dell'Impero Romano.
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