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Informazioni generali

Atri è una delle città più antiche d'Abruzzo.
Si vuole che le sue origini, circondate di leggende, risalgano alle migrazioni dalla Dalmazia, collocabili attorno al X sec. a.C., degli Illiri che, attraversato l'Adriatico, si stabilirono anche sulle opposte sponde del Piceno, spingendosi pure nelle valli interne e integrandosi con le meno evolute popolazioni indigene.
Tale impronta illirico-sicula si evincerebbe anche dal nome della città, la cui forma più antica, Hatria, sarebbe caratterizzata dalla stessa radice di Hatranus o Hadranus, divinità sicula in seguito raffigurata insieme al cane, animale ad essa sacro, sulle monete cittadine coniate, secondo molti studiosi, anteriormente ai primi contatti con Roma.

Atri si contende con Adria veneta l'onore di aver dato il nome al mare Adriatico.

Il territorio su cui era sorta Atri fu sottoposto successivamente alle migrazioni delle genti umbro-sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni.
La città, divenuta forte caposaldo della zona meridionale del Piceno, entrò a fare parte, con Ascoli ed Ancona, della Confederazione Picena, sottoposta a Nord alla pressione dei Galli.
Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava caposaldi e sbocchi sull'Adriatico; nel 289 a.C. Hatria divenne colonia latina alla quale Roma permise, tra l'altro, di continuare a battere moneta.
L'Ager Hatrianus si estendeva a Nord fino al fiume Vomano, a Sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso.
Partecipò al fianco di Roma alla lotta contro i pirati che infestavano l'Adriatico, alla guerra illirica ed alla guerre puniche.
Molto probabilmente Annibale, dopo aver saccheggiato tutto il Piceno, si accampò con le sue truppe nel ricco e fertile Ager Hatrianus per ritemprare i suoi soldati e curare i suoi animali.
Atri rimase fedele a Roma, inviando soldati e vettovaglie anche quando la vittoria cartaginese sembrava vicina e per questo insieme a Signa, Norba, Saticola, Fregelle, Lucera, Venosa, Brindisi, Fermo, Rimini, Ponza, Pesto, Cosa, Benevento, Isernia, Spoleto, Piacenza e Cremona fu inserita in un decreto del Senato romano che rendeva pubblici i nomi delle città cui Roma doveva la sua salvezza.
Durante la Guerra Sociale Atri si schierò a fianco di Roma, anche perchè godeva del diritto di voto nei Comizi essendo iscritta nella tribù Mecia.
Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante dell'Italia centrale.
Fu luogo di origine della famiglia dell'imperatore Adriano, il quale la riteneva sua seconda patria in quanto vi ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici.


[ history ]

Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono testimoniato, tra le altre cose, dalla mancata comprensione tra le sedi episcopali erette nella zona, contrariamente alle vicine Teramo e Penne, nelle quali le comunità cristiane si organizzarono forse già dal V secolo.

Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città la quale, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d'Apruzio.

In occasione delle lotte tra gli Svevi ed il Papato Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa.
Per la fedeltà e disponibilità della città al servizio della Chiesa, nel 1251 papa Innocenzo IV accordò ad Atri il diploma di istituzione della Diocesi e di autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale romano.
Al libero Comune fu riconosciuto il diritto di emanare statuti e di confermare quelli anteriori, oltre al riconoscimento della facoltà di avere un porto; i cittadini non potevano essere giudicati al di fuori del Comune, godevano di libertà e di immunità personali ed erano affrancati da doveri feudali.
L'anno successivo la Diocesi di Atri fu unita "ad invicem" a quella di Penne.



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