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Vetulonia (Vatluna, Vetluna, Vetalu) è oggi un piccolo borgo nella valle del Fiume Bruna che dall'altura di un poggio domina la pianura grossetana.
In età etrusca tale pianura era occupata dal Lago Prile, ampia laguna comunicante con il mare, il cui collegamento, a partire da età romana, andò lentamente chiudendosi fino a trasformare il lago, in età medievale, in un'ampia palude, bonificata solo in tempi recenti.
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Ampio era il territorio su cui Vetulonia esercitava il suo controllo.
A nord raggiungeva le Colline Metallifere.
Ad est confinava con il territorio rosellano, probabilmente seguendo il corso del torrente Bruna che aveva un andamento diverso da quello attuale dato il differente assetto idrografico dell'area.
A sud-est si affacciava sul lago Prile.
Ad ovest, infine, raggiungeva il Tirreno confinando così con il territorio di Populonia, ma ancora incerta rimane la linea di demarcazione tra i due centri.
Agli inizi del VI sec. a.C. si assiste alla fioritura di numerosi centri minori in tutto il territorio controllato da Vetulonia.
Si tratta di piccoli insediamenti situati in punti strategici per lo svolgimento di attività produttive e commerciali: sono i centri minerari di Selvello, San Germano, Poggio Zenone e del Lago dell'Accesa situati lungo il corso del torrente Bruna o del suo affluente Sovata, altri sono i centri costieri di Val Berretta e Pian d'Alma.
E' possibile riscontrare la presenza di questi nuclei minori, in base al ritrovamento di necropoli da cui si può ipotizzare l'esistenza di un vicino centro abitato.
L'insediamento rinvenuto presso il lago dell'Accesa è particolarmente importante perche è l'unico ad avere restituito anche un nucleo abitato. La sua esistenza va probabilmente messa in rapporto con le vicine miniere di Serrabbottini e di Fenice Capanne i cui filoni estrattivi erano noti già in antico. Il villaggio era destinato ad accogliere le maestranze che operavano nelle vicine miniere e fu in uso per un tempo assai limitato: VI sec. a.C.
Non essendo in possesso di dati certi per spiegare i motivi del precoce abbandono, possiamo fare solo ipotesi: la posizione particolarmente infelice dell'abitato, soggetta a smottamenti ed allagamenti, l'esaurimento del filone minerario, o, più semplicemente, difficoltà contingenti legate all'estrazione del minerale.
Agli inizi del VI sec. a.C. la rarefazione delle tombe e gli stessi corredi tombali sembrano far rilevare l'inizio di una crisi che investì il centro urbano e di cui è impossibile denunciarne sia l'entità che la durata.
Crisi alla quale non fu, probabilmente, estraneo il contemporaneo emergere dell'altra città posta sulla sponda del lago Prile: Roselle, con la quale forse Vetulonia dovette cominciare a misurarsi.
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Il territorio, invece, continua a mostrare una certa vivacità che attenua l'immagine di crisi che emerge dalle necropoli urbane.
Il tumulo di Poggio Pelliccia, le tombe di Val Berretta e quelle di San Germano attestano la presenza di piccoli potentati rurali che potrebbero aver sostituito il centro urbano del controllo del territorio.
Più tardi, nel III sec. a.C., le fonti archeologiche documentano la ripresa della Città.
A quest'epoca risale l'abitato localizzato alla sommità di Poggiarello Renzetti e alle pendici di questo.
La città doveva essere ancora indipendente, come testimonierebbe la coniazione di monete con la legenda in lingua etrusca VATL.
Vetulonia, dopo la conquista romana fu, comunque, solo un insignificante municipium.
Scarsi sono i documenti della Vetulonia medioevale e si riferiscono ad un anonimo villaggio conosciuto con il nome di Colonnata e successivamente Colonne di Buriano, a lungo conteso fra la vicina abbazia di Sestinga e i Signori Lambardi di Buriano.
E' del 1323 l'acquisto da parte del Comune di Massa Marittima di quest'area, che poi, nel 1332, passerà, come l'intera zona, sotto il dominio senese.
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