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L'odierno nome di Chiusi viene dal latino Clusium che, attraverso Clousiom, risaliva all'etrusco Clevsi.
L'aggettivo, o etnico, corrispondente in latino era Clusinus (da cui "Chiusino"), mentre in etrusco Clevsi-ns-, oppure Clevsi-na-, attestato, quest'ultimo, come cognomen, anche in latino (nella forma Clepsina, portata dai due fratelli Gaius Genucius [console nel 276 e nel 270 a.C.] e Lucius Genucùls [console nel 271 a.C.]).


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Chiusi

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La fase Villanoviana

La fase villanoviana di Chiusi è documentata nella necropoli di Poggio Renzo, località conosciuta anche per le più tarde camere funerarie dipinte; nella successiva fase Orientalizzante cominciano a palesarsi con maggior consistenza quei caratteri particolari che connoteranno più marcatamente la cultura chiusina e le sue manifestazioni materiali, destinate anche a perdurare con accenti conservatoristici: nelle necropoli compaiono le deposizioni dei cinerari entro grandi vasi (dolii, tombe a ziro), facendo non di rado ricorso al contenitore per ceneri che maggiormente assomma in se le originarie tendenze cultuali ed espressive di questo territorio, ovvero il canòpo, un vaso parzialmente conformato a sagoma umana, dove il coperchio è costituito da una testa maschile o femminile (Cinerario Paolozzi, seconda metà VII secolo a.C., con protomi di grifi sul corpo del vaso), qualche volta addirittura arricchita di orecchini in metallo ai lobi forati delle orecchie.
I canopi derivano il loro nome dagli omonimi vasi egizi, nei quali i mummificatori deponevano le viscere dei defunti sottoposti al trattamento di conservazione e con i quali i canopi chiusini condividono una certa somiglianza nel modello.
I canopi più antichi compaiono in piena epoca Orientalizzante, intorno alla metà del VII secolo a.C. e l'uso fu mantenuto sino al volgere del VI secolo a.C., quando Chiusi dismise progressivamente il rito della cremazione.
Posati talora su veri e propri seggi, che ne accrescono in certo senso l'umanità, i canopi chiusini rappresentano l'esito di un percorso evolutivo che scaturisce dalla forma del cinerario villanoviano e che soltanto qui approdò al concetto di antropomorfismo.
Il materiale impiegato per i canopi è solitamente la ceramica rossastra o grigia, la ceramica di bucchero o, in esemplari più sontuosi, la lamina bronzea.
Durante l'Arcaismo maturo, e sino all'ellenismo, la tradizione del canopo confluirà in opere di maggior respiro come le statue-ossuario, somiglianti a piccoli sarcofagi configurati con coppia di defunti sdraiati, come il gruppo da Chianciano conservato presso il Museo Archeologico di Firenze.
Si tratta ora di plastica scultorea in senso proprio, che si risolve anche in risultati qualitativamente pregnanti.

Nell'ambito della scultura funeraria arcaica, il nome di Chiusi si lega anche ad un'altra produzione molto caratteristica e unica: i cippi in pietra fetida decorati sulle facce laterali a bassorilievo, ove compaiono di frequente scene sportive, gare atletiche, immagini di banchettanti o di commiato funebre.

Nel campo delle produzioni ceramiche, infine, le botteghe chiusine si segnalarono per la manifattura della ceramica di bucchero dalle spesse pareti, occasionalmente decorate con apporti plastici a rilievo sin dalle prime fasi (bucchero "pesante"), tanto che Chiusi nel corso del VI secolo a.C. ricoprì un ruolo di spiccata importanza proprio nell'elaborazione delle tipologie vascolari del repertorio etrusco ravvivandole con ornati a rilievo.



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