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Già nell’Età del bronzo sorsero nella zona insediamenti umani, testimoniati da parecchi ritrovamenti, e venne tracciata una strada che conduceva al mare, la via Salaria, ovvero del sale: si tratta dell’attuale via San Vitale.
Vi sono stati rinvenuti dei fondi di capanna, esempi della antichissima urbanistica sviluppatasi presso una civiltà autoctona (scoperta nella seconda metà dell’Ottocento dal conte bolognese Giovanni Gozzadini, storico ed archeologo) risalente all'Età del ferro, fiorita fra il IX e il VII secolo a.C. tra la Pianura Padana, il Tirreno e la valle del Tevere.
Questa cultura, caratterizzata da un’urna cineraria in bronzo o fittile detta "biconica", è chiamata Villanoviana dal nome della frazione di Villanova, nella quale vennero alla luce questi reperti, tra cui una necropoli con 179 tombe a cremazione.
Nell’alto Medioevo la zona era coperta da estesi boschi, le terre erano incolte e palustri: le prime bonifiche, iniziate in epoca longobarda, si intensificarono a partire dal X secolo.
Abbazie e monasteri, che in questi luoghi avevano vaste proprietà, diedero un notevole impulso all’opera di bonifica delle terre, cedendole in donazione o in enfiteusi con la clausola che sarebbero state "migliorate".
Nelle grandi proprietà esistevano terreni coltivati ma disabitati perché i contadini risiedevano nei borghi; e solo dal ’200 che cominciano ad essere documentati piccoli e rari insediamenti.
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