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Nel tenitorio vulcente sono riemerse tracce di abitati risalenti al Neolitico e all'età del Bronzo.
Nel Villanoviano (tra il IX e I'VIII secolo a.C.) la cultura di Vulci raggiunse un livello di elaborazione tra i più interessanti d'Etruria e, già da allora, sono testimoniati vivaci scambi con la Sardegna (bronzetti nuragici) e l'Italia meridionale.
Una splendida fioritura nella produzione di bronzi laminati e fusi caratterizza tutto l'VIII secolo.
Dopo un periodo di ristagno, dalla fine del VII secolo a.C., Vulci entra in una lunga fase di prosperità che giunge sino alla metà del V°. In questo periodo Vulci fu certamente una delle più importanti metropoli d'Etruria e rivestì un ruolo determinante anche nell'etruschizzazione della Campania.
Nella seconda metà del V secolo a.C., Vulci fu tuttavia interessata da un ulteriore periodo di declino, interrotto da una rifioritura a partire dalla seconda metà del IV secolo a.C. e durante il periodo ellenistico, sino alla cruciale sconfitta della città, nel 280 a.C., ad opera degli eserciti romani guidati dal console Tiberio Coruncanio, che riportò il trionfo su una coalizione Volsiniese-Vulcentana.
Vulci entrò così, forzatamente, nell'alveo della potenza romana perdendo parte del suo territorio e il controllo sulla costa, specialmente dopo la deduzione coloniaria di Cosa-Ansedonia nel 273 a.C.
Durante l'Impero, Vulci rimase solo una modesta città di provincia e nel Medioevo, dopo la completa distruzione ad opera dei Saraceni, venne definitivamente abbandonata.
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