|
Cicerone, Livio, Dionigi di Alicarnasso, Strabone e Plinio riferiscono sull'episodio che collega Tarquinia all'origine della dinastia etrusca che regnò a Roma tra la fine del VII ed il VI sec. a.C: la dinastia dei Tarquinii. L'episodio è quello legato alla vicenda di Demarato, un nobile di Corinto, costretto per ragioni politiche a rifugiarsi a Tarquinia.
(Cicerone, de republica, II, XI. 34) ...Dicono infatti che vi fosse stato un certo Demarato Corinzio, senza dubbio primo della propria città per la stima, per l'autorità e per le ricchezze.
Egli, poichè non poteva sopportare Cipselo, il tiranno dei Corinzi, fuggì, come dicono, e si recò a Tarquinia, la città più ricca dell'Etruria. E quando sentì che la signoria di Cipselo si era affermata, divenne fuoruscito della patria egli, uomo libero e valoroso, e fu riconosciuto cittadino dai Tarquiniesi,. e in quella città stabilì il proprio domicilio.
Ivi avendo generato da una matrona Tarquiniese due figli, insegnò a loro tutte le arti e la disciplina dei Greci...
Sposatosi dunque con una donna etrusca Demarato vi generò due figli, il più piccolo dei quali, Lucomone, si stabilì a Roma e qui divenne re assumendo il nome di Lucio Tarquinio.
Dopo la cacciata dei Tarquini da Roma, alla fine del VI sec. a.C., Tarquinia viene coinvolta nelle contese tra Etruschi e Romani che culminano, agli inizi del IV sec., con la caduta di Veio, avvenimenti narrati soprattutto da Tito Livio.
Dopo di ciò le fonti classiche non parlano più di scontri tra Roma e Tarquinia fino alla guerra decisiva tra le due città iniziata nel 358 a.C. (Livio e Diodoro) e articolata in due episodi (358/351 e 312/308 a.C.), seguiti entrambi da una tregua di 40 anni.
La contesa è contraddistinta da fatti drammatici come il massacro dei 307 prigionieri di guerra romani nel foro di Tarquinia, seguito per rappresaglia dal sacrificio di 358 prigionieri tarquiniesi giustiziati nel foro Romano.
Dopo tali vicende, la tradizione letteraria tace sulle sorti della città e la sua storia non è più distinguibile da quella degli altri centri etruschi.
Sappiamo però che nel 181 a.C. Roma doveva aver già confiscato tutta la fascia costiera del territorio Tarquiniese se vi pote dedurre la colonia marittima di Gravisca.
Nel 90 a.C. infine i Tarquiniesi, come gli altri popoli etruschi, persa l'autonomia politica, ottengono il diritto di cittadinanza romana e la città diviene un municipio retto da un collegio di quattro magistrati (quattuorviri).
|