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Situata nella fertile piana del Sarno, Nuceria, che alcuni autori antichi consideravano un insediamento in origine appartenuto agli Ausoni, rappresentò una delle teste di ponte dell'occupazione etrusca della Campania in direzione della penisola sorrentina, nell'entroterra a metà fra la settentrionale Cuma e Posidonia, a ridosso dell'enclave greca, che lungo la costa aveva distribuito le proprie fondazioni coloniali.
Lo ricorda anche Filisto, mentre Strabone (Geografia, 5,4, 13), citando la misteriosa Marcina, indica come questa si trovasse a circa centoventi stadi da Pompei, solcando l'istmo proprio passando per Nocera.
Al di là di Nocera, con i vicini Monti Lattari, terminava la Campania nell'accezione territoriale conferita dagli autori antichi e si estendeva l'Agro Picentino.
Una svolta nella distribuzione del popolamento sembrò interessare la Campania meridionale nella prima metà del VI secolo a.C.: nella Valle del Sarno vennero abbandonati i centri minori dell'interno a favore dei siti costieri (Pompei, Stabia, Vico Equense), ai quali era demandato un ruolo fondamentale ai fini del commercio e dello scambio, non meno che alla più arretrata Nocera, punto nodale della nuova geografia e della quale Stabia sarebbe divenuto ben presto il prolungamento aperto al mare.
E’ assai probabile che l'originale impianto urbano sia occultato dalla città moderna e risalga all'età arcaica (VI secolo a.C.), contestualmente al rafforzarsi della presenza egemone etrusca in Campania.
In epoca repubblicana Nocera fu piagata dalle devastazioni occorse in seguito alle guerre condotte in suolo italico contro Annibale; nel II secolo a.C. venne arricchita di edifici importanti quali, in primo luogo, il teatro, considerato il maggiore di questa categoria edificato in Campania nel periodo ellenistico e poi rimaneggiato nella struttura sotto l'imperatore Augusto.
Dal 73 d.C. le fu attribuito il nome di Nuceria Constantia, per commemorare la sua antica fedeltà come alleata di Roma.
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