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Informazioni generali

Il mito dell’origine di Herculaneum (secondo Dionigi di Alicarnasso, storico e retore greco, vissuto a Roma all’epoca di Augusto), racconta che fu Ercole a fondare la città durante la sua permanenza sulle coste campane: egli si era soffermato in quei luoghi per governare le mandrie di buoi, prese al gigante Gerione.
Secondo Strabone, storico anche lui dell’età augustea, le origini di Ercolano sarebbero state uguali a quelle di Pompei: si sarebbero succeduti gli Osci, gli Etruschi, i Sanniti ed infine i Romani.

Ercolano, a differenza di Pompei, non era un centro commerciale, ma era una zona residenziale nella quale ricchi e benestanti romani e le famiglie locali avevano costruito ville e case per godere della pace e dell’ottimo clima di quei luoghi.
A Pompei la vita era godereccia, il ritmo era frenetico, il rumore dei carri era continuo ed assordante (lo dimostrano le ormaie che le ruote dei carri hanno lasciato nei duri basoli delle sue strade), un via vai incessante di gente dedita al commercio, alle compravendite, ai lavori delle botteghe artigiane, alla consumazione delle prelibatezze preparate dai numerosi termopoli (le attuali pizzerie, focaccerie, rosticcerie, osterie). I costumi erano alquanto spregiudicati, non vi erano remore nei riguardi del sesso, ed i pregiudizi in generale erano quasi assenti. Accanto agli stipiti delle porte di ingresso di molte case si notano, ancora oggi, falli di varia grandezza e foggia, perché erano considerati simbolo d’abbondanza. Addirittura, all’uscita del Foro, lungo la strada che da oriente porta alle Terme Stabiane, si può osservare un fallo scolpito in un basolo della sede stradale, che per la sua inclinazione indica la direzione da seguire per recarsi al Vicolo del Lupanare.

Ad Ercolano i basoli delle strade non hanno ormaie di carri, poche le botteghe, non numerosi i termopoli.
Anche qui vi sono il foro, il teatro, le terme, ma non vi è la grandiosità di Pompei e non poteva essere diversamente perché, mentre Pompei contava circa trentamila abitanti, Ercolano ne aveva soltanto circa quattromila, ed era essenzialmente una piccola città residenziale.
Anche l’eruzione vesuviana del 79 ha prodotto effetti diversi sulle due città.
Su Ercolano cadde un sottilissimo strato di pomici, perché il vento spirava verso Sud e fu la prima nube ardente, piena di vapore che fece strage degli abitanti.
I successivi flussi piroclastici seppellirono la città con cenere mista ad acqua, generando un fango che si è successivamente trasformato in roccia tufacea.
Ed è proprio questa roccia che mentre rende, oggi, per la sua durezza e il suo spessore, gli scavi più difficoltosi, ha consentito una migliore conservazione degli edifici, del legno e degli altri materiali organici, il che rende la visita di Ercolano istruttiva ed affascinante.
Buona parte dell’antica Ercolano è ancora sepolta e si trova sotto l’abitato del moderno, soprastante, aggregato urbano e ancora molto lavoro si dovrà fare per riportarla alla luce.



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