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I toponimi ed i reperti archeologici dimostrano che la storia di Rodi si perde nei secoli.
Alcuni di questi toponimi (Ialissos, Lindos, Camiros, Lardana, Ataviris e Lorima) sono più antichi dei reperti archeologici finora trovati, perché risalgono ad un'epoca antecedente ai primi Greci ed appartengono ad un popolo dell'Asia Minore.

Secondo la tradizione, Rodi aveva diversi nomi: venne chiamata Etrea, Colimbria, Asteria, Ataviria, Macaria, Oloessa, Ofiussa, Pelaghia, Piliessa, Stadia e Telchinia.


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Isola di Rodi

Immagine:


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Telchinia

Per quanto riguarda questo nome, attribuito a Rodi, la mitologia dice che Nettuno s'innamorò di Alia, sorella degli abitanti dell'isola Telchinon ed ebbe con lei una figlia chiamata Rodi.
Essa si sposò con Elios (Sole) e diede il suo nome all'isola.
Per questo si narra che dopo i Telchini, Rodi fu abitata dai figli di Elios che erano intrepidi marinai.
Poco prima della guerra di Troia, Tiptolemo, figlio di Ercole, occupa l'isola consegnandola a Vutis di Argo che insieme agli altri Greci partì per Troia.


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Informazioni generali

Durante le guerre Persiane, Rodi resistette al generale persiano Dati, che dopo l'inutile assedio a Lindos si ritirò per ritrovarsi di fronte agli isolani nella battaglia di Salamina, dopo che nel 478 a.C. erano entrati in alleanza con gli Ateniesi, pagando la dovuta tassa.
In quel periodo, Diagoras, membro della potente famiglia degli Eraclidi vince le Olimpiadi diventando uno dei più grandi atleti Greci.
Nel 412 a.C. i Rodensi, approfittando della debolezza che attraversava la Polis Ateniense, si rivoltarono formando nell'isola il loro quartier generale per le operazioni della loro flotta, richiamando dall'esilio Doriea, figlio di Diagora ed amico degli Spartani.
Quattro anni più tardi, gli abitanti delle tre grandi città, decisero di fondare una nuova grande città, scegliendo per questo scopo una magnifica località nell'estremità nordoccidentale che chiamarono Rodi, costruita sui piani elaborati dall'architetto Milesio Ippodamo.
Il suo sviluppo fu rapidissimo e presto assunse un'importanza notevole attraendo e controllando gran parte del commercio di questa parte dell'Egeo.
E' talmente forte e prosperosa che da allora la sua storia si dentifica con tutta l'isola.
La città è governata dal suo Parlamento e dall'Ecclesia, ma per i problemi interni rimase sotto il controllo Parlamentare delle tre città che la fondarono.
Nel IV secolo a.C. lo sviluppo politico di Rodi si interrompe a causa delle continue lotte tra i democratici e gli oligarchici che alla fine portarono l'isola sotto il dominio Spartano dal 412 al 395 a.C. e dal 391 al 378, poi dal 391 al 357 sotto gli Ateniesi ed infine dal 357 al 340 sotto il re di Caria.
Durante quell'anno venne occupata dall'ammiraglio Rodense Mentares per conto dei Persiani e otto anni più tardi si arrese ad Alessandro Magno alla cui morte la guardia Macedone fu scacciata via.

Nel 304 fu assediata dal Demetrio, l'Assediatore.
Nel 277 un forte terremoto distrusse la città che fu ricostruita in breve tempo.


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Nel periodo Romano, i Rodensi offrirono l'appoggio della loro flotta ai Romani ma nel 43 d.C. Caio Cassio occupò e saccheggiò la città che non volle sottoporsi ai sui ordini.
Nell'anno 297 l'Imperatore Diocleziano unì definitivamente l'isola formando la Regione Insulare con capitale Rodi.

Il Cristianesimo si diffuse velocemente nell'isola e San Paolo predicando a Lindos battezzò i primi Cristiani.

Nei primi secoli del periodo medievale, Rodi continuò ad essere la capitale dell'isola diventando la capitale dei Ciberiotti quando i Bizantini la divisero in "Temata" (Provincie).
La fine dell'espansione, arrivò nel 515 d.C. quando il grande terremoto la rase al suolo e nonostante le cospicue somme di denaro elargite dall'Imperatore Anastasio, la città non ritrovò più il suo splendore.
Agli inizi del VII secolo venne continuamente attaccata dai Persiani in guerra con l'Imperatore Eraclio che la conquistarono nel 620.
Dal 653 e per cinque anni la occuparono gli Arabi di Moabia e nel 717/718 passò ai Saraceni.
Nel 807 il Califfo Harun Al Rashid occupa l'isola per un breve periodo.
Nel tempo dell'Imperatore Alessio I, attaccata dai pirati, venne occupata da loro.
Nel 1097, occupata dai Crociati divenne il pomo della discordia tra Pisani, Genovesi e Veneziani che ne disputarono il possesso.
Durante la caduta di Costantinopoli per mano dei Franchi, nel 1204, l'ex Governatore di Rodi, Leone Gavala si dichiarò Principe Ereditario (Cesare), alternando una posizione indipendente ad una di alleanza con il Bisanzio.
Dal 1261, Rodi teoricamente faceva parte dell'Impero Bizantino, ma in realtà era governata da ammiragli Genovesi che nel 1306 ad opera dell'ammiraglio in carica, Viniolo, venne ceduta ai Cavalieri di San Giovanni che la dominarono per tre secoli sotto la guida di un Gran Maestro.


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Il colosso di Rodi

Da sempre gli abitanti di Rodi dimostrarono un grande amore per le lettere e le arti.
Famosi poeti e scultori raggiunsero l'isola all'apice della loro creatività, come Pissandro da Camires, Aristomene, Evagora, Apollonio di Rodi, Kleovulos da Lindo, che fu uno dei sette saggi dell'Antica Grecia e tanti altri.

Lo sviluppo della scultura a Rodi risale alla metà del IV secolo a.C., e tra i più noti scultori spicca Chares da Lindo, autore del famoso Colosso di Rodi e della statua di Elios (Sole).
Per il Colosso occorsero ben 12 anni di lavoro per completare i 31 mt. di altezza in bronzo.
Si dice che quando vinsero Demetrio, i Rodensi vendettero le loro macchine belliche e con il ricavato commissionarono il Colosso che fu posto a cavalcioni dell'imboccatura del porto.
Venne distrutto da un catastrofico terremoto nel 226 a.C. e viene ricordato come una delle sette meraviglie del mondo antico.


Testi ed immagini per gentile concessione di: Paolo Pastore – Popoli Antichi



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