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All'inizio del III° secolo, si venne costituendo nell'attuale regione di confine tra la Repubblica Popolare Cinese, la Mongolia e la Russia asiatica, una nuova potenza originata dall'unificazione delle tribù nomadi.
Artefice di tale coalizione fu Temujin o Gengis Khan (sovrano universale), che riuscì a conferire unità al mondo frastagliato delle steppe, dando vita all'Impero Mongolo.
Nel 1234 la dinastia Jin venne liquidata dal successore di Gengis Khan, il figlio Ogodai; nel 1260 Qubilai salì al trono e attaccò l'impero Song, sottomettendolo definitivamente 19 anni più tardi.
Dopo tale vittoria l'erede di Gengis, trasferiva la sua capitale a Pechino nel 1260, e dopo alcuni fallimenti di conquista verso l'arcipelago giapponese, si dedicò interamente all'organizzazione politica e militare delle vaste terre cinesi.
La Cina fu divisa in dodici province, e la popolazione in quattro classi: Mongoli (dignitari e possessori terrieri esenti da ogni tassa), asiatici continentali (turchi ed europei addetti all'amministrazione ed al commercio), cinesi del nord e coreani (piccola borghesia), cinesi sung (barbari privi d'ogni diritto ed esclusi dal commercio).
Subito dopo la morte di Qubilai avvenuta nel 1294, comparvero i primi segni di decadenza nel grande impero, le province dell'Asia centrale ed occidentale da un lato, quelle russe dall'altro, cominciarono a distaccarsi dal governo centrale di Pechino.
L'introduzione nei domini mongoli Occidentali dei tessuti stampati, delle carte da gioco e della cartamoneta fu determinante per la comparsa della Xilografia in Europa e successivamente per lo sviluppo della stampa.
I Mongoli si dimostrarono tolleranti verso ogni corrente religiosa, e, in questo periodo, si diffuse in Cina il Cristianesimo, l'Islamismo, l'Ebraismo e il Manicheismo.
Questi ultimi si mescolarono con credenze Buddhiste, contribuendoi all'evoluzione di nuovi complessi dottrinali popolari, presenti in alcune società segrete.
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