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Italiano>Imperatori: cronologia

Name Dinastia Generalità e/o Provenienza Periodo di regno Annotazioni
Augusto Giulio Claudia

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (Roma 63 a.C., † Nola 14 d.C.)

27 a.C. - 14 d.C.

Augustus è l'appellativo che sarà assegnato agli imperatori romani a partire da Ottaviano. Stava a indicare la sacralità della carica imperiale, infatti l'imperatore era anche pontifex maximus, carica di capo religioso che resterà fino ai tempi di Graziano (367)

Tiberio Claudio Nerone Tiberio (Fondi 42 a.C., † Capri 37 d.C.) 14 - 37

Dopo il ritiro di Tiberio a Capri (27) il potere effettivo cadde nelle mani del prefetto del pretorio Elio Seiano

Caligola Caio Giulio Cesare Germanico (Anzio 12, † Roma 41) 37 - 41

Soprannominato Caligula dal nome delle calzature militari che era solito portare

Claudio Tiberio Nerone Germanico Claudio (Lione 10 a.C., † Roma 54 d.C.) 41 - 54 Figlio di Druso, fratello di Germanico e zio di Caligola
Nerone Lucio Domizio Enobarbo Nerone (Anzio 37, † Roma 68) 54 - 68

Designato come successore da Claudio, che lo antepose al proprio figlio legittimo Britannico

Galba Servio Sulpicio Galba (3 a.C., † Roma 69) 68 - 69

Adottò come successore L. Calpurnio Pisone Luciniano: ciò provocò una sollevazione di militari guidati da Otone, nel corso della quale venne ucciso

Otone Marco Silvio Otone (Ferento 32, † Bedriaco 69) 69

Si fece acclamare Augusto dai pretoriani nel gennaio del 69. Le sue truppe si scontrarono con quelle di Vitellio nella pianura padana e vennero sconfitte nella battaglia di Bedriaco (per questo motivo Otone si suicidò)

Vitellio Aulo Vitellio (15, † Roma 69) 69

Console nel 48, le sue legioni vinsero Otone; insediatosi in Roma fu inviso a tutti e destituito dalle truppe di Vespasiano.Catturato, fu torturato e ucciso.

Vespasiano Flavia Tito Flavio Vespasiano (Rieti 9, † Aquae Cutiliae, Sabina, 79) 69 - 79

Di famiglia equestre, di origine sabina, fu proclamato imperatore dalle sue truppe alla morte di Otone. Con ferrea disciplina arginò lo strapotere politico dei legionari

Tito Tito Flavio Vespasiano (Roma 39, † Aquae Cutiliae, Sabina, 81) 79 - 81

Fece terminare il Colosseo, costruì le terme Tiziane ed avviò l’edificazione del tempio di Vespasiano. Il suo breve impero fu anche funestato dall'’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei, Ercolano e Stabia

Domiziano Tito Flavio Domiziano (Roma 51, † 96) 81 - 96

Accentuò la valenza divina della figura dell’imperatore; si ingraziò l’esercito aumentandone lo stipendio; perseguitò giudei e cristiani

Nerva Antonini Marco Cocceio Nerva (Narni 30, † Roma 98) 96 - 98

Portato al potere dal Senato, cercò di incarnare l’ideale del principe che governa secondo la costituzione, conciliando principato e libertà; nominò suo successore il più famoso generale del momento: il legato spagnolo della Germania Superiore Marco Ulpio Traiano

Traiano Marco Ulpio Traiano (Italica, Spagna, 53, † Selinunte 117) 98 - 117

La sua amministrazione fu filantropica: condonò le imposte arretrate, riformò la vigesima hereditatum, elargì gratis il grano al popolo e istituì gli alimenta; sconfisse i daci, i parti e gli armeni, trasformò in province romane la Mesopotamia e l’Assiria conquistate.

Adriano Publio Elio Adriano (Italica, Spagna, 76, † Baia 138) 117 - 138

In Britannia costruì il Vallo, opera di fortificazione lunga 107 km, da Newcastle a Bowness; costruì in Roma grandiosi monumenti, come il tempio di Venere, il Pantheon, il Mausoleo (Castel Sant’Angelo)

Antonino Pio Tito Elio Adriano Antonino Pio (Lanuvio 86, † Roma 161) 138 - 161

Fece costruire in Britannia un nuovo vallo, detto appunto Antonino, tra il golfo di Firth e quello di Clyde; fece costruire edifici pubblici e città distrutte dalle guerre, alleviò il peso delle imposte e perseguì una politica di tolleranza religiosa

Marco Aurelio Marco Aurelio (Roma 121, † Vindobona, Vienna, 180) 161 - 180

Imperatore filosofo, seguì lo stoicismo, avversò il cristianesimo con locali persecuzioni (176 Asia, 177 Lione). Associò nel governo, con pari dignità (esclusa la carica di pontefice massimo) il fratello adottivo Lucio Vero, morto nel 169

Commodo Lucio Elio Aurelio Commodo (Lanuvio 161, † Roma 192) 180 - 192

Instaurò un regime tirannico e nel 182 sventò una prima congiura cui prese parte la sorella; negli anni successivi si disinteressò della politica e l’impero fu retto dai prefetti del pretorio, uno di questi, Leto, lo fece assassinare

Pertinace Publio Elvio Pertinace (Alba 126, † Roma 193) 193

Prefetto di Roma nel 192, fu proclamato imperatore dai pretoriani dopo l’assassinio di Commodo, ma fu da costoro poi assassinato per aver represso duramente una congiura

Didio Giuliano (Roma 133 - † 193) 193 (due mesi)

Offrì ai pretoriani una ingente somma per essere acclamato imperatore. Quando Settimio, due mesi dopo giunse a Roma e raddoppiò la somma, i pretoriani uccisero Giuliano

Clodio Albino Decimo Clodio Albino († Lione 197) 193

Africano di origine, fu proclamato Cesare da Settimio Severo nel 193; fattosi acclamare Augusto dalle sue truppe, entrò in urto con S.Severo. Sconfitto a Lione, si suicidò nel 197.

Caracalla Marco Aurelio Antonino Caracalla (Lione 186, † Carre 217) 211 - 217

Soprannominato Caracalla per la tunica gallica che spesso indossava, assassinò il fratello Geta col quale condivideva il governo; poichè solo i cittadini romani dovevano pagare le tasse di successione, per incrementare le finanze pubbliche, emanò la Constitutio Antoniniana, che estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero (con limitate eccezioni). Prescindendo dalle motivazioni, l’editto fu una pietra miliare nel grande processo storico di unificazione dei popoli facenti parte dell’impero

Pescennio Nigro Pescennio Nigro Giusto, Gaio (Aquino 140 circa, † 194) 193 - 194

Governatore della Siria nel 191, venne acclamato imperatore dai suoi soldati alla morte di Pertinace; sconfitto dagli eserciti di Settimio Severo, a Isso fu catturato e giustiziato.

Settimio Severo Severi Lucio Settimio Severo (Leptis Magna 146, † Eburacum, attuale York, 211) 193 - 211

Proclamato imperatore nel 193 dalle legioni in Pannonia, sconfisse in tre successive battaglie Pescennio Nigro e poi si liberò di Albino. Favorì la scienza giuridica, che trovò maestri come Papiniano ed Ulpiano. Designò i figli Caracalla e Geta alla successione.

Geta Lucio Settimio Geta (Milano 189, † Roma 212) 211 - 212

Condivise il potere con il fratello Caracalla per volere del padre Settimio Severo. Ma l’ostilità fra i due fratelli fu così profonda ed insanabile, che Caracalla lo fece assassinare

Macrino Opellio Macrino 217 - 218

Prefetto del pretorio, uccise a Carre l'imperatore Caracalla. Nel tentativo di compiacere l'aristocrazia, dalla quale era escluso per i suoi oscuri natali, si alienò i favori dell'esercito fino a quando fu assassinato manu militari

Elagabalo Vario Avito Bassiano Elagabalo (Emesa 204, † Roma 222) 218 - 222

La madre, siriana, per tradizione familiare sacerdotessa del dio-sole Elagabal ad Emesa (ne derivò il soprannome del figlio, poi nominato sacerdote). Acclamato Augustus in Siria dalle legioni, ebbe il sopravvento su Macrino, da poco nominato imperatore dalle truppe di Edessa. Riconosciuto anche dal senato, a Roma avviò un processo di orientalizzazione dell’impero favorendo la sua religione e personaggi orientali del suo seguito a scapito della classe dirigente romano-italica. I pretoriani, fomentati dall'aristocrazia senatoria, lo affogarono nel Tevere e restituirono a Emesa i simboli della religione del dio Sole.

Alessandro Severo Marco Aurelio Severo Alessandro (Fenicia 208, † Magonza 235) 222 -235

Elevato alla dignità di cesare all’età di 13 dal cugino Elagabalo, fu acclamato imperatore dai pretoriani che avevano ucciso quest'ultimo. Governò sotto la tutela della madre e della nonna, madre di Elagabalo. Rispettò la classe senatoria e fu tollerante nei confronti dei cristiani. Fu ucciso anche lui dai suoi soldati

Massimino il Trace Gaio Giulio Vero Massimino il Trace (Tracia 173 circa, † Aquileia 238) 235 - 238

Di umili origini, ma valoroso generale, fu acclamato imperatore dai suoi soldati. Per sostenere le spese militari aumentò eccessivamente la pressione fiscale alienandosi l'aristocrazia senatoria che gli oppose Gordiano I ed il figlio Gordiano II, entrambi sconfitti da Massimino. Il senato di Roma allora nominò imperatori Pupieno e Balbino ed il tredicenne Gordiano III. Ad Aquileia, Massimino fu sconfitto e la sua testa fu inviata al senato.

Gordiano I e

Gordiano II

Marco Antonio Gordiano I (159 circa, † 238) e II (192 circa, † Cartagine 238) 238

Acclamato Augusto, insieme al figlio, dall’aristocrazia fondiaria africana che non tollerava la politica fiscale di Massimino il Trace, si suicidò poco dopo la morte del figlio, ucciso in battaglia dal legato di Numidia rimasto fedele a Massimino

Pupieno e

Balbino

Marco Clodio Massimo Pupieno - Decio Celio Calvino Balbino 238

Senatori, come membri dei vigintiviri rei publicae curandae, (commissione di 20 senatori creata per difendere l’Italia dalla minaccia di Massimino il Trace), furono nominati imperatori in coppia. Pupieno comandava l’esercito, Balbino curava l’amministrazione civile; dopo la morte di Massimino, entrambi furono assassinati a Roma dai pretoriani.

Gordiano III Marco Antonio Gordiano III (Roma 225, † Zaitha 244) 238 - 244

Nipote di Gordiano I, fu acclamato imperatore dai pretoriani. Lasciò il governo dapprima alla madre, poi ai prefetti del pretorio Temiseteo e Filippo l’Arabo. Fu ucciso dai soldati, che acclamarono Filippo.

Filippo l'Arabo Marco Giulio Vero Filippo l'Arabo (204 circa, † Verona 249) 244 - 249

Coinvolto nell’assassinio di Gordiano III, fu proclamato Augusto dai soldati mentre combatteva in Persia. Tollerante verso i cristiani, nel 247 associò al trono il figlio Filippo; nel 249 si scontrò a Verona con l’esercito di Decio, proclamato imperatore dalle sue legioni, e morì in battaglia.

Decio Gaio Messio Quinto Traiano Decio (Bubalia, Pannonia, 201 circa, † Abritto, Mesia, 251) 249 - 251

Restaurò la disciplina tra le file dell’esercito, tutelò in ogni modo la tradizione romana e perseguitò sistematicamente i cristiani, obbligandoli a partecipare pubblicamente ai culti e ai sacrifici pagani, in caso di rifiuto c'era il martirio. Combatté contro i carpi, i goti, gli illiri e i persiani. Nel 251, fu sconfitto al Forum Tenebronii dai Goti di Chiva; è il primo imperatore a morire ucciso da un nemico straniero

Ostiliano figlio di Decio († Roma 251) 251

Già Augustus minor col padre Decio, fu nominato dal senato imperatore insieme a Treboniano Gallo, il quale si occupò di restare a Palazzo mentre Ostiliano difendeva le frontiere dai barbari. Morì di peste

Treboniano Gallo e

Volusiano

251 - 253

Treboniano, nominato Imperatore insieme ad Ostiliano, associò il figlio Volusiano come Augustus minor. Entrambi tra gli agi romani, alla morte di Ostiliano comprarono con molto oro la pace con i barbari; questo segno di debolezza spinse i barbari oltre i confini obbligando le legioni ad intervenire; negli accampamenti i legionari, non accettando il comando dei due, strapparono le insegne della sovranità e uccisero padre e figlio.

Emiliano 253

Governatore e comandante militare della Pannonia e della Mesia, mise in rotta i barbari inseguendoli fino al di là del Danubio; i soldati lo acclamarono imperatore sul campo. Innanzi al Senato, per la ratifica della nomina, si impegnò a liberare, con i suoi soldati, l’Impero dai barbari e a ripristinare in Roma l'ordine e la legalità combattendo la corruzione. Per questo secondo scopo nominò pubblico censore il futuro imperatore Valeriano; ma questa impresa contro la corruzione lo rese talmente scomodo che dopo solo tre mesi fu ucciso.

Valeriano Publio Licinio Valeriano (190 circa, † Persia 260 circa) 253 - 260

Associò al governo il figlio Gallieno, affidandogli l’Occidente mentre egli si occupava dei confini orientali. Perseguitò i cristiani e attuò, in stretto accordo col senato, una politica di rigido conservatorismo. Combatté contro i persiani, ma fu catturato da Sapore I nell’assedio di Edessa. Costretto ai lavori forzati, morì in esilio.

Gallieno Publio Licinio Egnazio Galieno (218 circa, † Milano 268) 253 - 268

Associato all’impero dal padre, governò l'Occidente combattendo con successo alamanni, franchi, marcomanni, quadi, goti e l’usurpatore Ingenuo. Riconobbe Postumo nelle Gallie e nominò dux Odenato di Palmira. Sconfisse Aureolo, autoproclamatosi imperatore a Milano; avversato dal senato, fu assassinato dai suoi ufficiali che proclamarono imperatore Claudio il Gotico. Fu tollerante nei confronti del cristianesimo.

Claudio il Gotico Marco Aurelio Claudio II il Gotico (Illiria 219 circa, † Sirmio 270) 268 - 270

Sconfisse gli alamanni ed ottenne una grande vittoria contro i goti ed i loro alleati nei Balcani, (da qui l’appellativo onorifico di Gotico); tentò invano di pervenire alla riunificazione dell’impero, che ormai era smembrato politicamente tra Roma, la Gallia e la Siria. Sotto il suo regno, anzi, l’impero siriano di Palmira raggiunse la sua massima espansione.

Quintilio 270

Fu imperatore per due mesi; preferì suicidarsi piuttosto che contrastare l’illirico Domizio Aureliano, acclamato anch'egli imperatore

Aureliano Lucio Domizio Aureliano (Pannonia inferiore 212 circa, † Cenofrurio 275) 270 - 275

Percorse con successo l’intera carriera militare e, comandante supremo della cavalleria romana, fu acclamato imperatore dalle truppe. Arginò con numerose vittorie le invasioni barbariche e cercò di ricomporre l’unità dell’impero; privilegiò molto l’esercito, fino ad aderire al culto del dio Sole, ampiamente diffuso fra i soldati, che impose come religione comune dell’impero. Fu assassinato mentre preparava una spedizione contro i persiani.

Tacito Marco Claudio Tacito († Tiana 276) 275 - 276

Designato imperatore dai suoi colleghi senatori dopo la morte di Aureliano, combatté contro i goti in Asia Minore e morì probabilmente per mano dei suoi soldati dopo solo sei mesi di regno.

Probo Marco Aurelio Probo (Sirmio 232, † ivi 282) 276 - 282

Acclamato Augustus dalle sue truppe, combattè e vinse i goti e liberò la Gallia dai germani; dopo aver fermato numerosi usurpatori dal 277 al 281, fu ucciso dai suoi soldati in seguito all’acclamazione di Caro.

Caro Marco Aurelio Caro († Mesopotamia 283) 282 - 283

Prefetto del pretorio di Probo, nel 282 fu acclamato imperatore dalle truppe e governò nominando Cesari i due figli Carino e Numeriano. Vinse i sarmati e i quadi sul Danubio, conquistò ai persiani Ctesifonte. Il prefetto del pretorio Apro forse fu l'organizzatore di una congiura che decretò la morte di Caro e di Numeriano.

Carino Marco Aurelio Carino († 285) 283 - 285

Come il padre, morì per una congiura. Associato al governo dal padre, si occupò della parte occidentale dell’impero. Valoroso condottiero, sconfisse presso Verona l’usurpatore Giuliano Sabino e nella Mesia (estate 285) Diocleziano

Numeriano Marco Aurelio Numeriano († 284) 283 - 284

Fratello minore di Carino, si occupò con il padre Caro delle spedizioni contro i persiani. Il prefetto del pretorio Apro sarebbe stato responsabile della sua fine.

Diocleziano Gaio Aurelio Valerio Diocle (Diocleziano) (Salona 243 circa, † 316) 285 - 305

Capo della guardia imperiale di Numeriano, fu acclamato imperatore dall’esercito alla morte di questi. Nel 293 instaurò la tetrarchia (governo a quattro) con Massimiano in Occidente ed egli in Oriente, con due Cesari, Galerio e Costanzo I Cloro. Iniziò una riforma per separare i poteri civili da quelli militari (i senatori furono quasi esclusi dal comando) e perseguitò pesantemente i cristiani imponendo la chiusura degli edifici di culto, il sequestro dei libri sacri e l’obbligo di sacrificare agli dei. Si ritirò a vita privata nel 305

Costantino II Flavio Claudio Costantino II (Arles 317, † Aquileia 340) 337 - 340

Succeduto al padre, fu tutore del fratello Costante; quando questi si mostrò insofferente al suo potere, tentò di neutralizzarlo nel 340 attaccando l'Italia settentrionale, ma fu sconfitto ed ucciso.

Costante I Flavio Giulio Costante I (320, † Autun, Gallia, 350) 337 - 350

Augusto per tutto l'Occidente dopo la morte del fratello, vinse i franchi ed i britanni, perseguitò in Africa i seguaci del donatismo. Si suicidò a seguito di una congiura militare ordita da Magnenzio.

Costanzo II Flavio Giulio Costanzo II (Sirmio 317, † Mopsucrene di Cilicia 361) 337 - 361

Figlio di Costantino, lo sostituì in Oriente. Alla morte del fratello Costante, sconfisse l'usurpatore Magnenzio nel 350, diventando unico imperatore. Nominò suo Cesare nel 355 Giuliano che qualche anno dopo si ribellò a lui; morì mentre preparava una spedizione punitiva. Favorì l'arianesimo in aperto contrasto con Atanasio, vescovo di Alessandria.

Giuliano l'Apostata Flavio Claudio Giuliano l’Apostata (Costantinopoli 331, † Ctesifonte 363) 361 - 363

Figlio del fratellastro di Costantino I, fu educato cristianamente, ma gli sudi di filosofia e retorica a Efeso e ad Atene lo allontanarono dalla religione cristiana portandolo a ripristinare gli antichi privilegi ai sacerdoti pagani in nome dell’universale tolleranza religiosa. Nominato Cesare per le Gallie nel 355, ricacciò al di là del Reno gli invasori franchi e alamanni e diminuì la pressione fiscale nei suoi territori; i suoi soldati lo proclamarono Augusto nel 360.

Massimiano Marco Aurelio Valerio Massimiano (Sirmio 240 circa, † Marsiglia 310) 286 - 305 e 307 - 308

Costretto ad abdicare seguendo l’esempio di Diocleziano nel 305, appoggiò dapprima il figlio Massenzio e poi tentò di deporlo; ripresa la carica imperiale nel 307, fu estromesso definitivamante nel 308. Forse organizzò una congiura contro Costantino, ma imprigionato a Marsiglia morì probabilmente suicida.

Costanzo I Cloro Flavio Giulio Valerio Costanzo I Cloro (Illirico 250, † York 306) 305 - 306

Soprannominato Cloro forse per il pallore del suo viso, era il padre di Costantino e il Cesare di Massimiano; combatté valorosamente in Gallia e in Britannia e morì durante una spedizione contro i Pitti. Fu osteggiato dal suo Cesare Severo, fedele a Galerio

Galerio Gaio Valerio Massimiano Galerio (Serdica 250 circa, † Nicomedia 311) 305 - 311

Augusto in Oriente subentrò al suocero Diocleziano; già dal 293 Cesare nella tetrarchia. Dopo aver perseguitato i cristiani, prima di morire (per malattia) emanò un editto di parziale tolleranza.

Massimino Daia Massimino Daia 305 - 313

Tetrarca per l'Oriente insieme a Licinio, fu da questi eliminato nella primavera del 313.

Severo Flavio Valerio Severo († Tres tabernae 307) 306 - 307

Nominato Cesare di Galerio nel 305, nonostante le proteste di Massimiano che reclamava la nomina per il figlio Massenzio, subentrò come Augusto a Costanzo Cloro nel 306. Tradito dalle sue truppe che simpatizzavano per Massenzio, a Ravenna si arrese a Massimiano e fu poi ucciso durante il suo trasferimento a Roma.

Massenzio Marco Aurelio Valerio Massenzio (278, † Roma 312) 306 - 312

Genero di Galerio fu acclamato Imperatore in Roma per reazione all'acclamazione di Costantino in Britannia. Mentre il padre Massimiano stringeva un patto con Costantino, egli sconfiggeva lo stesso suocero Galerio e Severo. Ma nel 308 fu sostituito dal popolo di Roma con Licinio; accordatosi con Massimino Daia nel 311 per contrastare Licinio e Costantino, fu da quest'ultimo sconfitto e ucciso a Saxa Rubra (Roma)

Licinio Valerio Liciniano Licinio (Dacia 250, † Tessalonica 324) 308 - 324

Cognato di Costantino, fu Augusto per l'Occidente. Venuta meno l’alleanza con Costantino, dopo un periodo di non belligeranza, si scontrò apertamente con questi e, sconfitto nel 323, fu esiliato a Tessalonica. Il suo atteggiamento ostile verso i cristiani fu uno dei motivi di scontro con Costantino

Costantino I Flavia-Costantina Flavio Valerio Costantino I il Grande (Naisso 285 circa, † Nicomedia 337) 306 - 337

Figlio di Costanzo I Cloro, trascorse la gioventù alla corte di Diocleziano e poi di Galerio. Nel 311, dopo la morte di Massimiano e Galerio, gli Augusti erano Costantino e Massenzio in Occidente e Licinio e Massimino Daia in Oriente. Nel 312 sconfisse Massenzio a Ponte Milvio e fece sposare la sorella Costanza a Licinio, che un anno dopo eliminava Massimino Daia. Insieme a Licinio riconobbe la libertà di culto ed equiparò il cristianesimo a tutte le altre religioni, (in seguito Licinio ebbe ripensamenti al riguardo). Eliminato anche il cognato, rimase unico imperatore; completò l'opera di Diocleziano: evoluzione del principato in senso monarchico e accentratore, separazione dei poteri civili da quelli militari. Nel 326 spostò la capitale dell’impero da Roma a Costantinopoli (Bisanzio)

Gioviano Gioviano (Singiduno, Mesia, 331, † Dadastana 364) 363 - 364

Acclamato dai soldati come Imperatore alla morte di Giuliano l'Apostata, ne abrogò i decreti anticristiani e proibì il paganesimo.

Valentiniano I Flavio Valentiniano (Pannonia 321, † Brigezio 375) 364 - 375

Acclamato dai soldati come Imperatore alla morte di Gioviano, affidò l'Oriente al fratello Valente e nominò suo Cesare il figlio Graziano. Tollerante in materia religiosa, cercò di frenare l'avanzata dei costumi stranieri proibendo per legge i matrimoni tra cittadini romani e barbari.

Valente Flavio Valente (Cibalae, Pannonia, 328, † Adrianopoli 378) 364 - 378

Fratello di Valentiniano I, fu da questi nominato Augusto della parte orientale dell’impero. Seguace dell’arianesimo, tentò di favorirlo, provocando l’opposizione delle comunità cattoliche. Contrastò gli abusi dei funzionari imperiali per evitare rivolte popolari; eppure una rivolta dei Visigoti, Alani ed Unni gli costò la vita nel corso di una battaglia.

Graziano Flavio Graziano (Sirmio 359, † Lione 383) 367 - 383

Primo imperatore a rinunciare al titolo di pontifex maximus, succeduto a Roma al padre Valentiniano si associò il fratellastro Valentiniano II e nominò in Oriente, alla morte di Valente, Teodosio I. Influenzato dal vescovo Ambrogio, limitò le concessioni di Giuliano l'Apostata per i pagani. Nel 380 promulgò insieme a Teodosio l’editto di Tessalonica (380), che imponeva l’accettazione dell’ortodossia cristiana in base alle risultanze del Concilio di Nicea del 325.

Valentiniano II Flavio Valentiniano II (Treviri 371, † Vienne 392) 375 - 392

Acclamato Augustus dalle truppe all’età di appena 4 anni, fu posto sotto la tutela della madre Giustina da Valente e Graziano. Minacciato dall’usurpatore Magno Massimo, si rifugiò presso Teodosio il quale, nel 387, sconfisse Massimo. Governò l'Italia, l'Illirico e l'Africa; quando si trovò in conflitto con il generale franco Arbogaste, Valentiniano fu trovato misteriosamente impiccato.

Teodosio il Grande Flavio Teodosio I il Grande (Cauca, Spagna, 346 circa, † Milano 395) 379 - 395

Acclamato Augusto il 19 gennaio 378, governò l’Oriente dove sconfisse alani, unni e visigoti (accettandoli poi come confederati in Tracia a difesa dei confini) e stipulò la pace con la Persia. Tornò in Occidente per contrastare dapprima Magno Massimo e anni dopo l’usurpatore Eugenio e il suo sostenitore Arbogaste. Nominato Augusto per l’Oriente il figlio Arcadio, rimase in Occidente col figlio Onorio per combattere l’aristocrazia senatoria pagana che si opponeva strenuamente alla cristianizzazione dell’impero; ma con Teodosio la dottrina del cristianesimo, come deliberata a Nicea, divenne definitivamente la religione ufficiale dell’impero mentre veniva combattuto l’arianesimo. Sulla politica religiosa di Teodosio esercitò un forte influsso il vescovo di Milano, Sant’Ambrogio. Alla sua morte l’impero fu diviso definitivamente: l’Occidente a Onorio (sotto la tutela di Stilicone) e l’Oriente ad Arcadio.

Onorio Imperatori Romani d'Occidente Flavio Onorio (Costantinopoli 384, † Ravenna 423) 395 - 423

Unico imperatore d’Occidente, fino al 408 sotto la tutela del generale vandalo Stilicone, nel 410 subì ad opera di Alarico, re dei visigoti, il saccheggio di Roma. Durante il suo lungo regno dovette contrastare numerosi usurpatori.

Valentiniano III Flavio Placido Valentiniano III (Ravenna 419, † Roma 455) 425 - 455

Figlio di Costanzo III, all'età di 5 anni venne proclamato imperatore e in seguito sposò Eudossia, figlia di Teodosio II. La reggenza fu nelle mani della madre, Galla Placidia, e poi del generale Ezio che combatté contro alani, vandali e unni. Fece uccidere Ezio perchè geloso del suo potere, ma dopo meno di un anno fu assassinato.

Petronio Massimo Petronio Massimo (Roma 396, † 455) 455

Senatore, fu prefetto di Roma, prefetto del pretorio in Occidente e console. Prese parte alla congiura per eliminare Ezio, e, alla morte di Valentiniano III ( di cui sposò la vedova), fu acclamato imperatore; fu ucciso lo stesso anno, mentre la flotta dei vandali di Genserico si dirigeva verso Roma.

Avito Eparchio Avito († 456) 455 - 456

Gallo romano, fu aiutante di Ezio nelle campagne contro i goti e gli unni; magister militum nel 455, trattò a Tolosa con il re visigoto Teodorico II il quale, alla morte di Petronio Massimo, lo propose con insistenza Augustus presso il senato. Morì dopo solo 15 mesi di regno, forse ucciso da un sicario: infatti, gli si era ribellato e lo aveva sconfitto a Piacenza un personaggio che (forse perchè non era cittadino romano), anzichè assumere in prima persona il trono imperiale, preferì insediare imperatori a lui sottoposti: il potente generale germano Ricimero.

Maggioriano Giulio Valerio Maggioriano (405, † Tortona 461) 457 - 461

Già generale con Valentiniano III, fu magister militum presso l’imperatore d’Oriente Leone I. Fu proclamato Augustus dal generale Ricimero che, entrato poi in contrasto con lui, lo destituì e lo uccise.

Libio Severo Libio Severo 461 - 465

Ricimero, re germano, insediò come Augustus questo modesto funzionario imperiale, proveniente dalla Lucania, che non fu però riconosciuto da Leone, Imperatore d'Oriente; quando a Ricimero si presentò l'occasione di compiacere Leone, eliminò Libio senza scrupoli.

Antemio Antemio 467 - 472

Fu prescelto insieme da Ricimero, dall’imperatore Leone e da Genserico, re dei Vandali. Funzionario imperiale con Teodosio II, aveva sposato la figlia di Leone e dette in sposa a Ricimero la figlia Alipia. Scaltro uomo di corte, non fu accorto nel rispettare Genserico, che da lui provocato, gli distrusse la flotta al largo della Sardegna e gli sbaragliò l’esercito con l'aiuto degli Svevi e dei Burgundi. Entrato poi in contrasto col genero, l'Italia si trovò divisa in due, con Ricimero che governò il Nord dell'Impero da Milano, fino a quando non strinse d'assedio Roma, la conquistò e fece decapitare il suocero.

Olibrio Olibrio 472

Insediato da Ricimero, era un funzionario che proveniva dalla corte del re germano. Il suo regno durò solo sei mesi perchè, con la improvvisa morte di Ricimero (per malattia), anch'egli morì poco dopo. La morte della grande eminenza grigia che era stato Ricimero creò per quasi 1 anno un profondo vuoto di potere dove l’anarchia e la violenza (dei diversi re barbari per insediare un proprio pupillo) raggiunsero livelli mai riscontrati prima.

Glicerio Glicerio 473 - 474

Glicerio, che riportò la corte a Ravenna, fu nominato Augustus su proposta dei re burgundi Gundobado e Chilperico, che riuscirono ad imporlo agli altri sovrani dell'Occidente; ma l'imperatore d'Oriente, Leone, non solo non lo riconobbe, ma nominò Augustus suo nipote Giulio che, armata una flotta, si presentò nel porto di Ostia per chiedere l'approvazione del senato e del popolo romano. Glicerio preferì dimettersi subito e ritirarsi nel monastero di Salona, in Francia.

Giulio Nepote Giulio Nepote († presso Salona 480) 474 - 475

Comandante militare in Dalmazia, nipote dell'Imperatore d'Oriente, fu da questi nominato per l'Occidente ed inviato a Roma per la ratifica del senato, che si affrettò ad accordare per non contrariare Leone. Ma il capo delle truppe galliche Oreste, già braccio destro di Attila, si ribellò alla nomina allo scopo di insediare il figlio Romolo; perciò assalì Ravenna costringendo Giulio a rifugiarsi in Dalmazia. Più volte tentò di recuparare il trono perduto, ma Odoacre, re degli Unni, erede di Attila e nuovo padrone dell’Italia, stanco delle sue pressioni e palesemente a favore di Oreste, lo fece uccidere.

Romolo Augustolo Romolo Augustolo 475 - 476

Ultimo imperatore romano d’Occidente, insediato dal padre Oreste con l'appoggio iniziale di Odoacre, fu da questi poi deposto. Nell’agosto del 476 Odoacre assunse il titolo di re d’Italia con un patto di non belligeranza con gli altri re barbari dell'Occidente: formalmente cessava di esistere l'Impero Romano d'Occidente con la destituzione di un Imperatore che portava lo stesso nome del mitico Romolo, che dodici secoli prima aveva fondato la città di Roma.

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