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Cominciò con il Senato, del quale si era anche prima occupato e che volle ridotto a soli 600 membri, come in antico.
Creò l'ordine senatorio, per il quale venne stabilito il censo di un milione di sesterzi, al di sotto del quale non era possibile ottenere la carica, e il suo carattere ereditario.
Come durante il periodo repubblicano, il Senato fornì ancora tutti i generali e i governatori per le province di sua competenza: si trattava di quelle già interamente pacificate, nelle quali non era più necessario un presidio di truppe regolari, e cioè Betica, Spagna Ultenore, Sardegna e Corsica, Sicilia, Illirico, Macedonia, Acaia, Creta e Cirenaica, Africa, Asia, Bitinia.
L'Imperatore si riservò tutte le province di frontiera e quelle ancora occupate militarmente, e cioè: Gallia Narbonese, Gallia Lugdunensis, Spagna Citeriore e Tarraconese, Lusitania, Siria, Cilicia, Cipro e, con caratteri distinti da tutte le altre, l'Egitto, considerato sua proprietà personale.
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La divisione delle province ebbe importanza anche per l'ordinamento finanziario.
Fu mantenuto l'aerarium, cioè la cassa repubblicana dello Stato, a cui affluivano i redditi provenienti dalle province, e furono costituiti e organizzati il fiscus, distinto dall'erario, per le entrate dalle province imperiali, la cassa privata del principe (patrimonium), a cui spettavano i redditi dell'Egitto (valutati a 40 milioni di sesterzi annui) e quelli del patrimonio del principe, e l'erario militare per le pensioni ai veterani.
Nelle province furono in complesso diminuite le imposte, anche se ne furono istituite delle nuove a favore dei veterani, e fu data maggiore importanza al pagamento in denaro dei tributi fissi; per impedire gli arbitri e gli abusi si adottò, invece degli appalti, il sistema dei promagistrati e funzionari imperiali stipendiati, soggetti a regolari controlli.
Accurate operazioni catastali e di censimento resero possibile una tassazione più equa, potendosi conoscere meglio il reddito delle singole regioni e dei singoli gruppi familiari.
I censimenti fatti in Italia durante il governo di Augusto furono tre e diedero questi risultati: nel 28 a.C. 4.063.000 cittadini maschi; nell'8 a.C. 4.233.000; nel 14 d.C. 4.937.000.
Aggiungendo al numero dei cittadini maschi presenti in Italia anche le donne, la popolazione libera non romana, gli stranieri domiciliati, gli schiavi, ecc., si calcola che la popolazione italiana dalle Alpi allo Stretto si aggirasse nel 14 d.C. sui dieci milioni.
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Nella sua attività riformatrice Augusto non trascurò l'esercito, che dipendeva esclusivamente da lui, ed era stanziato nelle province imperiali.
Durante le guerre civili erano state costituite molte legioni e, dopo Azio, Augusto si preoccupò di smobilitarne almeno 50, non necessarie alla difesa dello Stato, che rappresentavano un forte aggravio del bilancio.
Dapprima le legioni furono ridotte a diciotto; poi, essendosi questa riduzione dimostrata eccessiva, furono accresciute, tanto che nell'anno 6 d.C. erano 28 (ridotte a 25 dopo la sconfitta di Varo) formate ognuna di 5500 fanti e 120 cavalieri per un totale di 146.320 uomini.
La guardia personale che l'imperatore aveva nel suo quartiere generate (il pretorio) fu aumentata di numero, in modo da costituire un corpo di truppe speciale e privilegiato, i pretoriani, con a capo un prefetto che acquisterà particolare importanza nella storia successiva dell'Impero.
Accanto alle legioni prestavano servizio le milizie ausiliarie, già usate nell'esercito repubblicano e reclutate tra i non cittadini, ordinate in reparti meno numerosi delle legioni.
L'obbligo del servizio militare non venne in teoria mai abolito per i cittadini; in pratica il reclutamento si faceva soprattutto coi volontari, tenendo fermo però che i soldati delle legioni potevano essere solo dei cittadini romani.
I veterani congedati ricevevano premi in denaro e in terre; per collocare i veterani congedati, nella sola Italia furono fondate ventotto colonie, tra cui Augusta Taurinorum (Torino), Augusta Praetoria (Aosta); molte anche nelle province, come Nemausus (Niriies) in Francia, Caesaraugusta (Saragozza) in Spagna. L'ordinamento dato all'esercito da Augusto durò per circa due secoli.
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Consolidati i privilegi delle classi più elevate, Augusto volle che queste se ne mostrassero degne e si valse della praefectura morum, con poteri superiori a quelli dei censori, per intervenire non solo in casi gravi individuali (persino contro i suoi familiari e amici), ma anche per emanare disposizioni legislative che incidevano sul diritto familiare, come la legge de maritandis ordinibus e quella de coercendis adulteriis del 18 a.C.
Egli mirava con queste leggi e con la concessione di privilegi ai padri e alle madri di almeno tre figli, alla sanità morale e al rinvigorimento spirituale degli Italici, diventati tutti cittadini romani.
In conseguenza di questi privilegi attribuiti ai cittadini romani, Augusto volle rendere con varie leggi meno facile la concessione del diritto di cittadinanza: ridusse al minimo le nuove concessioni, proibì l'iscrizione dei figli illegittimi negli elenchi dello stato civile, limitò le manomissioni di schiavi e volle che non i liberti, ma solo i loro figli fossero iscritti nelle varie tribù romane.
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Augusto non tracurò il riordinamento dell'italia che, dopo la concessione della cittadinanza romana a tutta la popolazione, aveva bisogno di un nuovo ordinamento, di una ripartizione territoriale più semplice che servisse come base per la sua riorganizzazione amministrativa, giudiziaria e militare.
Augusto la divise perciò in undici regioni (I Latium et Campania, II Apulia et Calabria, III Bruttii et Lucanta, IV Samnium, V Picenum, VI Umbria, VII Etruria, VIII Aemilia, IX Liguria, X Venetia et Histria, XI Transpadona), che conservavano l'autonomia amministrativa continuando a eleggere i propri magistratì con poteri amministrativi e giudiziari definiti da una apposita lex municipalis.
In tutta la Penisola furono costruiti nuovi centri abitati, fortificazioni, strade e ponti, grandi edifici pubblici e porti e furono notevolmente migliorate le condizioni economiche generali.
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Come l'Italia fu divisa in regioni, così nell'anno 7 a. C. venne fatta una nuova divisione topografica della città di Roma che, nel corso di tanti secoli, era venuta assumendo un assetto assai disordinato.
La vecchia divisione della città nelle quattro regioni cosiddette serviane, che rendeva troppo difficili i servizi amministrativi, di polizia e di difesa, fu sostituita da una nuova: quattordici furono le nuove regiones, sette entro il pomerio e sette fuori; ciascuna di esse comprendeva un certo numero di vici e sobborghi (I, Porta capena; II, Caelemontium; III, Isis et Serapis; IV, Templum Pacis; V, Esquiliae; VI, Alta Semita; VII, Via Lata; VIII, Forum Romanum vel Magnum; IX, Circus Flaminius; X, Palatium; XI, Circus Maximus; XII, Piscina Publica; XIII; Aventinus; XIV; Transtiberim).
Questa divisione permise la definizione di un piano regolatore per lo sviluppo edilizio dell'Urbe, al quale aveva già pensato anche Cesare.
Augusto, senza ricollegarsi in pieno al programma del padre adottivo, dedicò dapprima le sue cure alla zona del centro cittadino, terminando complessi monumentali iniziati da Cesare come il Forum Caesaris, col tempio di Venere Genitrice, la Basilica e la Curia Iulia e costruendo nel Foro Romano il tempio del Divo Giulio.
Ma la necessità di mantenere unito il centro tradizionale degli affari, gli impose di trovare posto per un altro Foro contiguo a quello di Cesare: fu il Forum Augusti, nel cui centro sorgeva il superbo tempio dedicato a Marte Ultore.
Per la costruzione del nuovo centro monumentale, Augusto preferì spostarsi dal Foro ai margini della città, verso il Campo Marzio e i Prata Flaminia, dove esistevano soltanto pochi edifici.
In questa zona pantanosa, risanata con opere idrauliche di cloache e di drenaggio, fu creato un quartiere augusteo, un complesso di edifici che dovette suscitare meraviglia specialmente al confronto degli altri quartieri di Roma.
Qui sorsero l'Ara Pacis e il Mausoleo; i Portici degli Argonauti e di Vipsania, che conteneva l'Orbis pictus, la prima carta geografica del mondo romano; il Pantheon e il complesso delle terme.
Vennero anche restaurati i vecchi acquedotti e se ne costruirono tre nuovi per convogliare in Roma una maggior quantità d'acque, la Iulia, la Vergine, l'Alsietina.
Da Agrippa, che aiutò Augusto in quest'opera di trasformazione della capitale, furono restaurate e completate la Cloaca Massima e tutta la fognatura della città; venne ripresa l'arginatura del Tevere; rinnovate le strade interne, eretti archi onorari, riparati i ponti, costruiti bagni, fontane, portici, templi.
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