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Zarathustra fu il terzo figlio di una distinta famiglia nobile, gli Spitama, che ebbero cinque figli.
Il padre sembra esser stato sacerdote di un clan di nobili allevatori che non avevano alcun tempio e offrivano i loro riti sacrificali all'aperto, nella steppa.
Influenzato spiritualmente dalle tradizioni nomadi della sua tribù e dalla vita cittadina di Battria, fu destinato, ancora molto giovane, a seguire le orme del padre, a diventare lui pure sacerdote.
Zarathustra si accorse ben presto dell'inadeguatezza dei rituali mazdekisti, dato che all'età di vent'anni abbandonò la sua patria e parti in solitudine.
Lui, che si nominava uno zaotar, poeta sacro e predicatore, voltò le spalle al mestiere di sacerdote.
Dieci anni, forse anche vent'anni dovettero durare le peregrinazioni del religioso viandante.
Nell'Avesta troviamo scritto soltanto che alla fine, sul fiume Daitya, gli apparve un angelo e si sarebbe verificato uno dei più fecondi avvenimenti per la storia delle religioni.
Zarathustra ebbe la visione della lotta cosmica tra le forze del bene e del male, tra Dio e Satana; poi della resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale e della continuazione dell'esistenza dopo la morte, nel paradiso o nell'inferno.
Passarono diversi anni prima che Zarathustra, dopo quella visione, uscisse dalla solitudine iniziando quindi a predicare nella capitale della sua patria.
La gente lo ascoltava senza troppo interesse, i sacerdoti e i nobili lo respingevano duramente.
Pochi furono i seguaci che si strinsero attorno a lui e lo accompagnarono nei suoi viaggi di predicazione sulle piazze dei mercati nelle città, nei paesi e negli accampamenti di tende.
Dopo anni di delusioni e di persecuzioni lasciò Battria e coi pochi suoi discepoli andò nel regno di Corasmia. Il re Vistaspa lo accolse benevolmente, tenne lunghe conversazioni con lui e si convertì alla nuova fede: fu un successo decisivo.
I nobili a corte seguirono ben presto l'esempio del re, così fecero pure i sacerdoti.
Zarathustra poté iniziare la sua opera. Sotto la protezione del re fece costruire davanti alle porte della città il suo famoso tempio del fuoco al cui altare, all'aperto, i sacerdoti intonavano canti e catechizzavano il popolo.
Non c'era più bisogno di sacrificare vittime animali per rendere benevoli gli dei.
Chi agiva secondo i precetti del saggio signore, Ahura Mazdah, cioè rettitudine, laboriosità e onestà, poteva sperare nella grazia divina per l'avvenire.
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