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Regnò dal 485 al 465 a.C., fu vicerè di Babilonia.
Amante degli sfarzi di corte, porta avanti la lotta con la Grecia.
Facendo attraversare lo Stretto dei Dardanelli dal suo esercito su un ponte, conquista la Tessaglia, la Macedonia e presso le Termopili riporta una vittoria: Atene (incendiata e saccheggiata) e l’Attica sono sottomesse.
Nel 480 a.C. Serse viene sconfitto presso Salamina. Il re lascia il fronte nelle mani del generale Mardonio che continua nelle devastazioni, ma a Platea viene sbaragliato per un errore tattico dello stesso generale che si getta nella mischia e viene ucciso.
La debolezza politica di Serse fa in modo che tutta la Grecia riconquisti l’indipendenza: i Persiani vengono ricacciati indietro. Scoppiarono tumulti in Egitto ed a Babilonia, sedati con la violenza.
L’esercito persiano, seppure numeroso, era organizzato male: i soldati venivano schierati in base al paese di origine, per cui si ingenerava disorganizzazione e confusione.
Lo stesso generale combatteva tra i soldati esponendosi ad alti rischi.
La città di Persepoli conobbe fasti e splendori.
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