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In Anatolia, fin dall'età della pietra, vivevano i protohatti, popolazioni autoctone.
I protohatti vivevano in città ed avevano già sviluppato un buon livello di civilizzazione.

La più antica città del mondo ad oggi conosciuta è stata costruita da queste popolazioni: Catal Huyuk, a sud-est di Ankara.
Si tratta di una città che ha subito diversi processi di ricostruzione, partendo dal primo neolitico (8000-7000 a.C.).
Catal Huyuk risulta essere ancora più antica di Gerico, città palestinese, la cui fondazione è databile attorno al 6500 a.C..

Catal Huyuk venne abbandonata intorno al 5700 a.C., forse a causa di un incendio o di un’eruzione vulcanica.
Venne fondata, così, Catal Huyuk Ovest, abitata per circa 700 anni e poi abbandonata a causa di un incendio.
Successivamente, vennero fondate altre città, divenute ora famosi siti archeologici, in cui l’assetto urbanistico e la tipologia mostrano l’evoluzione della civiltà dei protohatti: Mersin-Tarso, Can Hasan, Beycesultan, Troia, Alaja Huyuk, Kultepe.

Sarà proprio da Kultepe che comincerà la comparsa degli ittiti.


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I protohatti di Catal Huyuk

L’antica città non aveva strade ed era composta da case ammassate l’una sull’altra, a scopo difensivo, a cui si accedeva tramite scale a pioli poggiate sui tetti. Le case potevano essere a più piani, ciascuna di queste poteva ospitare dalle sei alle otto persone (un nucleo familiare).

Sotto i letti venivano conservate le ossa dei defunti ed erano collocate in relazione ai sessi: le ossa di donne sotto il letto dove dormiva una donna e quelle degli uomini sotto i letti dove giacevano uomini. Questa ritualità implicava diversi significati religiosi, correlati con la morte.
In questa fase dell’umanità nasce il processo di divinazione di ciò che fa paura all’uomo: il fulmine, l’eruzione di un vulcano, alcuni animali feroci e la morte.
I defunti venivano sottoposti ad un processo di escarnazione da parte degli avvoltoi, come ci raccontano le pitture parietali, in modo che rimanessero solo le ossa, che venivano poi conservate. Queste avevano un significato altamente simbolico, in quanto, secondo la tradizione semita, ereditata poi dal cristianesimo, rappresentano l’anima e la continuità del defunto con il regno dell’aldilà, quindi la vita eterna.

Nel corso del processo evolutivo di queste popolazioni, si osserva che la conservazione dei corpi subisce dei profondi mutamenti: si passa, infatti, dal conservare le ossa in casa, sotto i letti, al contenerle in case apposite, fino ad arrivare a custodirle fuori delle città, in quelli che saranno i prototipi dei nostri cimiteri.

In ultimo, si passerà anche all’inumazione dei morti, come è stato verificato in alcune città dell’Asia Minore.
L'inumazione dei morti rappresenta il contrasto tra due culture.

La prima, di origine semita, si basava, come già detto, sulla sacralità del corpo e delle ossa, la seconda di origine nordeuropea, relativa alla cultura dei campi di urne, preferiva conservare le spoglie dei defunti incenerite.
A seguito delle successive migrazioni, in particolare quella dei popoli del mare, tale cultura prese il sopravvento e si diffuse in tutta l’Europa.


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Costumi

I protohatti erano in grado di lavorare i metalli e la ceramica, usavano la pittura per scopi religiosi ed ornamentali, fabbricavano tessuti che venivano anche tinti, avevano un’alimentazione abbastanza varia, svolgevano attività di pastorizia, avvalendosi dell’aiuto del cane, avevano una discreta cura dei denti e dell’igiene del corpo.



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