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Primogenita del Re di Tiro, la sua successione al trono fu contrastata dal fratello, che ne uccise il marito e riuscì ad imporre la propria tirannia.
Probabilmente con lo scopo di evitare la guerra civile, D. lasciò Tiro con un largo seguito e cominciò una lunga peregrinazione, le cui tappe principali furono Cipro e Malta.
Approdata infine sulle coste libiche, intorno all'814 a.C., D. scelse un luogo ove fondare la nuova capitale del popolo fenicio: Cartagine.
Ella ottenne pacificamente il possesso del luogo, attraverso un ingegnoso accordo stipulato con il Signore locale (oggi noto come "Teorema di Didone").
Durante la propria vedovanza, D. venne insistentemente richiesta da re e principi locali; tuttavia ella sposò in seconde nozze un fedele seguace di Tiro, probabilmente di nome Barca.
Dopo un lungo e prospero regno, D. favorì il passaggio ad una forma repubblicana, e venne divinizzata dal proprio popolo con il nome di Tanit e quale ipostasi della Grande Dea Astarte (la Giunone romana).
Il massimo scrittore latino, Virgilio, introdusse la sua figura all'interno della cultura "occidentale", attraverso il proprio sistema della "doppia scrittura" (il primo superficiale livello di scrittura era destinato al pubblico nazionale ed alle esigenze della propaganda augustea, mentre il secondo livello, quello più profondo e nascosto, riflette l'autentico punto di vista dell'Autore e la sua ricostruzione storica).
Il culto di Tanit sopravvisse alla distruzione di Cartagine e fu introdotto nella stessa Roma dall'Imperatore Settimio Severo. Esso si estinse definitivamente con le invasioni barbariche.
Annibale Barca fu probabilmente un diretto discendente di D., ed anche la Regina Zenobia di Palmira, 1.000 anni più tardi, si proclamò discendente ed erede politico di Didone.
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