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L'antica Cartagine fu distrutta, intorno al 700 d.C., non dai Romani, ma dagli Arabi.



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Intorno all’800 a.C. alcuni abitanti di Tiro migrarono in Africa e fondarono Cartagine.
Questo episodio è stato tramandato ai posteri attraverso il mito della regina Didone, che conobbe anche Enea, secondo quanto scrisse Virgilio.
Questa regina era conosciuta con il nome di Elissa, figlia di Pigmalione.
Con Elissa si schierarono diversi patrizi tirii ed essa decise di lasciare la propria patria fuggendo con un tranello e portando un tesoro con se.
Arrivata a Cipro trovò delle donne, che si unirono all’equipaggio, poi si diresse verso la costa africana dove fece edificare la città.

Come in tutte le leggende, anche questa cela una verità.

Alcuni cittadini di Tiro, probabilmente rappresentanti di una classe sociale emergente, erano in contrasto con la reggenza ed anche con la borghesia locale.
Ci fu un tentativo di presa di potere, che venne vanificato, per cui rimase l’esilio.
Nel viaggio furono portati oro e preziosi.
Gli esuli tirii scelsero la baia di Cartagine, tipico paesaggio fenicio, come luogo di approdo e di fondazione della nuova città: Cartagine significa appunto città nuova.
Tiro cercò di impedire questo processo, incaricando la città di Utica di distruggere la nuova colonia, ma l’operazione fallì.
Ebbe così inizio lo sviluppo di questa cultura molto simile a quella di Tiro. Si adoravano le stesse divinità; tuttavia mentre i fenici avevano ridimensionato la loro crudeltà nei sacrifici agli dei, i cartaginesi erano famosi per la loro efferatezza nelle celebrazioni sacre.



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