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In tutte le manifestazioni rituali etrusche si ha l'impressione, come già accennato, di un abbandono, quasi di una abdicazione dell'attività spirituale umana di fronte alla divinità: che si rivela nella duplice ossessione della conoscenza e dell'attuazione della volontà divina, e cioè da un lato nello sviluppo delle pratiche divinatorie, da un altro lato nella rigida minuziosità del culto.
Così anche l'adempimento o la violazione delle leggi divine, nonchè le riparazioni attuate attraverso i riti espiatorii, sembrano essere soprattutto formali, al di fuori di un autentico valore etico, secondo concezioni largamente diffuse nel mondo antico, che però appaiono soprattutto accentuate nella religiosità etrusca.
Ma è possibile che almeno gli aspetti più rigidi di questo formalismo si siano definiti soltanto nella fase finale della civiltà etrusca, e precisamente nell'ambito di quelle classi sacerdotali le cui elaborazioni rituali e teologiche trovarono la loro espressione nei libri sacri, forse favorite dal desiderio dei sacerdoti stessi di accentrare nelle loro mani l'interpretazione della volontà divina e quindi la direzione della vita spirituale della nazione.
Un altro aspetto, che si ricollega alla mentalità primitiva degli Etruschi, è l'interpretazione illogica e mistica dei fenomeni naturali, che persistendo sino in età molto recente viene a contrastare in maniera drammatica con la razionalità scientifica dei Greci.
Testi ed immagini per gentile concessione di: Paolo Pastore – Popoli Antichi
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