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Le testimonianze monumentali, i documenti scritti etruschi e i riferimenti delle fonti letterarie classiche offrono numerosi dati per la ricostruzione della vita religiosa e delle forme del culto.
Si tratta di costumanze che, almeno per quel che riguarda gli aspetti sostanziali (luoghi sacri e templi, organizzazione del sacerdozio, sacrifici, preghiere, offerte di doni votivi, ecc.), non differiscono profondamente dalle analoghe manifestazioni del mondo greco, italico e, specialmente, romano.
Ciò si spiega per un verso considerando i comuni orientamenti spirituali della civiltà greco-italica a partire dall'età arcaica, per altro verso tenendo conto della fortissima influenza esercitata dalla religione etrusca su quella romana.


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Introduzione

Gli autori latini erano concordi nel definire gli etruschi un popolo religiosissimo esperto nell'arte divinatoria.
Ebbero infatti un'articolata letteratura religiosa, oggi purtroppo irrimediabilmente perduta.
Esistevano una serie di rigide regole che determinavano il rapporto tra gli dèi e gli uomini (quella che costituiva la disciplina etrusca, ossia scienza etrusca), quindi sul rito e sull'interpretazione della volontà divina.
Di queste norme possiamo farci solo un'idea attraverso alcuni passi di Cicerone, Plinio il Vecchio, Livio o Seneca (che si rifacevano a traduzioni che non ci sono pervenute) e tramite rarissimi documenti etruschi come la "mummia di Zagabria" o il "fegato di Piacenza".

Sappiamo inoltre che quella etrusca fu una religione rivelata attraverso le profezie di esseri superiori come il fanciullo Tagete e la ninfa Vegoe o Vegonia.
Fra gli etruschi delle origini la divinità appare sempre in modo molto impreciso, sia nell'aspetto che nelle mansioni ed è ragionevole pensare che in principio vi fosse un'unica entità divina che si manifestava in molteplici modi, assumendo connotati diversi.

Tra l'VIII e il VI secolo a.C. si assiste alla trasformazione della religione etrusca.
Dalla Grecia vennero importate in Etruria nuove divinità; quelle indigene assunsero figura umana e col tempo ereditarono le caratteristiche e le mansioni degli dèi dell'Olimpo classico.


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La 'disciplina etrusca'

Secondo gli etruschi gli dèi condizionavano il mondo e ogni azione umana: occorreva quindi tradurre la loro volontà andando in cerca dei segni attraverso i quali essa si manifestava.
Perciò era necessario avere a disposizione un codice che interpretasse quei segni e un prontuario di norme precise e costanti che per ogni segno indicasse il conseguente comportamento atto a soddisfare (e quindi a seguire) la volontà degli dèi.

Questo complesso di conoscenze fu chiamato dai romani disciplina etrusca, i cui principi ispiratori erano fatti risalire dagli etruschi all'intervento rivelatore della stessa divinità.
Essa si sarebbe servita di esseri mitici o semidei (come il fanciullo Tagete o la ninfa Vegoe) i quali avrebbero dettato le verità soprannaturali e insegnato agli uomini l'arte di avvicinarsi ad esse: in pratica la divinazione.

Appositi collegi sacerdotali, che si tramandavano la professione di padre in figlio, erano preposti all'interpretazione dei segni della volontà divine:
i fulguratores osservavano le traiettorie dei fulmini,
gli àuguri interpretavano i voli degli uccelli,
gli arùspici leggevano il fegato delle pecore e di altri animali sacrificati.

Le dottrine divinatorie, e tutte le altre che formavano il corpus minuzioso e vastissimo dei riti etruschi, erano tramandati nei testi della cosiddetta disciplina etrusca: i Libri Haruspicini, svelati dal fanciullo Tagete, trattavano la consultazione delle viscere degli animali; i Libri Fulguratores, il cui contenuto era stato manifestato dalla ninfa Vegoe, riguardavano la scienza dei fulmini; i Libri Rituales, svelati anch'essi dalla ninfa Vegoe, trattavano della suddivisione della volta celeste, della gromatica (ripartizione dei campi), dei riti e delle modalità per la fondazione delle città e per la consacrazione dei santuari, e infine degli ordinamenti civili e militari.
Esistevano poi i Libri Acherontici, svelati da Tagete, che esponevano le credenze nell'oltretomba e dettavano le norme per i riti di salvazione.
Infine vi erano i Libri Fatales, nei quali si trattava dei dieci secoli di vita assegnati dal Fato alla nazione etrusca, e i Libri Ostentaria che trattavano dell'interpretazione dei prodigi e dei fenomeni naturali.



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