Introduzione

Punto focale del governo egizio e apice di questa società a struttura piramidale era il re, il faraone.
Il potere che gli viene conferito nasce da un'antica struttura sociale preistorica, derivata dalla struttura tribale che prima portò alla creazione di villaggi, città e distretti (nomoi) e poi finalmente, alle Due Terre, unite dalla persona divina del faraone.

L'Egitto esisteva grazie ad un potere centralizzato e fortemente burocratizzato che fosse in grado di gestire le ricchezze del paese per poi ridistribuirle.
E la prima ricchezza era l'agricoltura che non sarebbe stata fiorente senza i sistemi idrici che solo il re poteva coordinare.

Si venne così a creare un governo in cui vivere non era nè idilliaco nè infernale e gli egizi, nonostante le tassazioni, non volevano vivere in nessun'altro paese (neppure gli stranieri, che ben volentieri si trasferirono in Egitto).
Il governo egiziano è completamente impostato sul concetto di Verità e Giustizia, la Maet.
E' così che tutti i burocrati, di qualsiasi livello, erano educati e preparati dalla struttura sociale all'equità.
Non mancarono governanti ingiusti ma anche l'umile contadino poteva rivolgersi al visir o al faraone stesso per avere giustizia.
Nei millenni di storia egiziana gli equilibri del governo cambiano secondo le varie epoche: dal potere assoluto e quasi tribale dell'Epoca Thinita all'autocrazia dell'Antico Regno; dalle crisi del Primo e Secondo Periodo Intermedio (con il potere in mano ai nomarchi e la spartizione del governo centrale) fino al governo centrale che ritorna in mano al sovrano durante il Medio e Nuovo Regno.

Con la XVIII Dinastia l'Egitto entra sempre più nella scena politica "mondiale" in quel tempio racchiusa nell'area mediterraneo-medio orientale dove l'imperialismo egizio in Asia è la risposta alle energie e alle ambizioni di quei ceti emergenti, impropriamente detti "borghesi".
Tutto questo è correlato ad un riorientamento della regalità.
Non a caso con la XVIII Dinastia la capitale dell'Egitto viene fissata a Tebe, la sepoltura faraonica viene sdoppiata in un ipogeo nascosto nella Valle dei Re e in un tempio funerario tramite il quale la regalità dialoga con il popolo.

Funzionari, nomarchi, sacerdoti, burocrazia "borghese", militari: è vasta la costellazione di forze sociali che hanno agito nel mondo egizio.
E' evidente un discorso di classi dirigenti.
Dietro c'erano gli altri, quelli indicati con la parola nemeh che da povero passò a significare "libero lavoratore", soprattutto i contadini, le cui tombe sono anonime.

La Monarchia

Alla fine della preistoria l'Egitto Predinastico aveva una configurazione simile all'epoca storica: l'unica cosa che ancora mancava era l'unità di tutto il paese.
I capi del Neolitico raccolsero sotto il loro dominio delle aree sempre più ampie sino ad arrivare ad avere i due regni, del Nord e del Sud, che riflettevano sia i diversi tipi di ambiente naturale, che i modelli di vita conseguenti.
In questa fase i re erano considerati "Horo" sulla terra, cuore della società.
L'unificazione del paese sotto un unico re rese più forte la posizione del "sovrano delle Due Terre" che divenne di conseguenza il suo stesso spirito.

Il faraone era simbolo e sostegno di un Egitto forte, unito e felice.
La parola faraone, che viene dalla Bibbia, è anacronistica per gran parte della storia egiziana.
Il termine originario pr-c3 (pronuncia per-'ao) significa "grande casa" e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmosis III (XVIII Dinastia).
Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "Colui che tiene unite le Due Terre".

Il re aveva in sè tutti i poteri divini.
La testa corrispondeva al falco di Horo; il viso a "Colui che apre le vie"; il naso a Thot, le cosce alla dea-rana e le natiche alle dee Iside e Neftis; oppure poteva diventare fisicamente figlio di dio con la Theogamia.
Come figlio di Ra il re era "l'immagine vivente sulla terra" del dio-sole.
Prendeva possesso simbolicamente delle sue proprietà con la cerimonia del "correre intorno al muro".
Oltre flagello e pastorale, simboli di autorità sulla terra, portava anche lo scettro was degli dei, l'uraeus, l'occhio infuocato del sole-dio e la coda di animale (coda di toro perchè il re era visto come toro possente).
Il divino, il paese, il re: è il nucleo indivisibile dell'ideologia.
Un testo del Primo Periodo Intermedio, che fu un momento di crisi, descrive un governo paternalistico, severo e provvidenziale (insegnamento per Merykare, testamento politico di un re per il figlio).
Le cerimonie dell'incoronazione esprimono la natura divina del re, che un Horo e riceve la successione da parte di Osiride, che è figlio di uno o più dei e viene presentato a uomini e dei.
Due dei porgono al re le corone dell'Alto e del Basso Egitto; egli corre intorno al muro in segno di presa di possesso del suo dominio.

Il re viene spesso rappresentato con una barba posticcia simile a quella degli abitanti di Punt, la terra in cui gli egiziani pensavano fossero originari molti dei.
Indossa la doppia corona, pschent, simbolo dell'unità del paese.
Sulla fronte compare sempre l'ureo, il cobra femmina che è la manifestazione della dea che personifica l'occhio ardente di Ra.
Da molti documenti ufficiali si conoscono le intenzioni del sovrano, quel che dice o fa, l'immagine della personalità e delle funzioni regali.
Sono sempre chiare le intenzioni politiche.
La regalità faraonica durò, fra alti e bassi, quasi tremila anni, un tempo lunghissimo, durante il quale è successo di tutto.
Ma il sovrano, per gli egizi, rimaneva sempre umano e divino, il servitore supremo degli dei.


Il Faraone Sethi e la dea Hathor ">

Il Faraone Sethi e la dea Hathor

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