|
Alla fine della preistoria l'Egitto Predinastico aveva una configurazione simile all'epoca storica: l'unica cosa che ancora mancava era l'unità di tutto il paese.
I capi del Neolitico raccolsero sotto il loro dominio delle aree sempre più ampie sino ad arrivare ad avere i due regni, del Nord e del Sud, che riflettevano sia i diversi tipi di ambiente naturale, che i modelli di vita conseguenti.
In questa fase i re erano considerati "Horo" sulla terra, cuore della società.
L'unificazione del paese sotto un unico re rese più forte la posizione del "sovrano delle Due Terre" che divenne di conseguenza il suo stesso spirito.
Il faraone era simbolo e sostegno di un Egitto forte, unito e felice.
La parola faraone, che viene dalla Bibbia, è anacronistica per gran parte della storia egiziana.
Il termine originario pr-c3 (pronuncia per-'ao) significa "grande casa" e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmosis III (XVIII Dinastia).
Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "Colui che tiene unite le Due Terre".
Il re aveva in sè tutti i poteri divini.
La testa corrispondeva al falco di Horo; il viso a "Colui che apre le vie"; il naso a Thot, le cosce alla dea-rana e le natiche alle dee Iside e Neftis; oppure poteva diventare fisicamente figlio di dio con la Theogamia.
Come figlio di Ra il re era "l'immagine vivente sulla terra" del dio-sole.
Prendeva possesso simbolicamente delle sue proprietà con la cerimonia del "correre intorno al muro".
Oltre flagello e pastorale, simboli di autorità sulla terra, portava anche lo scettro was degli dei, l'uraeus, l'occhio infuocato del sole-dio e la coda di animale (coda di toro perchè il re era visto come toro possente).
Il divino, il paese, il re: è il nucleo indivisibile dell'ideologia.
Un testo del Primo Periodo Intermedio, che fu un momento di crisi, descrive un governo paternalistico, severo e provvidenziale (insegnamento per Merykare, testamento politico di un re per il figlio).
Le cerimonie dell'incoronazione esprimono la natura divina del re, che un Horo e riceve la successione da parte di Osiride, che è figlio di uno o più dei e viene presentato a uomini e dei.
Due dei porgono al re le corone dell'Alto e del Basso Egitto; egli corre intorno al muro in segno di presa di possesso del suo dominio.
Il re viene spesso rappresentato con una barba posticcia simile a quella degli abitanti di Punt, la terra in cui gli egiziani pensavano fossero originari molti dei.
Indossa la doppia corona, pschent, simbolo dell'unità del paese.
Sulla fronte compare sempre l'ureo, il cobra femmina che è la manifestazione della dea che personifica l'occhio ardente di Ra.
Da molti documenti ufficiali si conoscono le intenzioni del sovrano, quel che dice o fa, l'immagine della personalità e delle funzioni regali.
Sono sempre chiare le intenzioni politiche.
La regalità faraonica durò, fra alti e bassi, quasi tremila anni, un tempo lunghissimo, durante il quale è successo di tutto.
Ma il sovrano, per gli egizi, rimaneva sempre umano e divino, il servitore supremo degli dei.
|