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Per capire le imprese militari in cui si trovarono coinvolti Psammetico e Neko è necessario dare un'idea approssimativa dei fatti accaduti dopo l'ascesa al trono del primo.
Con il ritiro del vittorioso esercito di Ashurbanipal dall'Egitto non erano più da temere gravi rappresaglie dall'Assiria.
Pare comunque che le truppe egizie inseguissero nel cuore della Palestina gli Assiri in ritirata, come era accaduto novecento anni prima dopo la cacciata degli Hyksos.
Assai più pericolosa per l'Assiria fu un'invasione di Sciti che dilagarono per tutto il paese e che, secondo lo scrittore greco, non si arrestarono se non alla frontiera egizia grazie ai doni e alle suppliche di Psammetico.
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Una minaccia ancor più grave tuttavia era il nuovo grande impero dei Medi, sorto nell'Iran nordoccidentale a opera di Fraorte e di suo figlio Ciassare.
Nel 627 a.C. era morto Ashurbanipal, e nell'anno seguente, dopo una sconfitta decisiva dell'esercito assiro da parte dei Babilonesi sempre in lotta per la propria indipendenza, Nabopolassar «sedette sul trono di Babilonia».
Tutti i tentativi assiri di riguadagnare il terreno perduto fallirono.
Nel 616 a.C. Psammetico si rese conto che un'alleanza fra i Medi e i Babilonesi sarebbe stata più pericolosa di quanto non fosse mai stata l'Assiria, e decise di far causa comune con gli avversari di un tempo; decisione disgraziata, perché nel 612 a.C. Ninive cadde, e fu devastata e saccheggiata col tradizionale impegno.
II re assiro Ashur-uballit tentò di continuare la lotta spostandola da Harran verso occidente e per qualche anno le sorti rimasero incerte.
Dal 609 a. C. cessa ogni notizia dell'ultimo re dell'Assiria, e Neko prende il suo posto come maggiore avversario di Nabopolassar.
Negli anni 606-605 a.C. gli Egizi catturarono la piazzaforte di Kimukhu e sconfissero i Babilonesi a Kuramati, località situate entrambe sull'Eufrate a sud di Karkamis. Allora, secondo la Cronaca Babilonese, Nebuchadrezzar, figlio di Nabopolassar si scontrò contro l'esercito egizio a Karkamis e lo annientò.
La grande battaglia di Karkamis ebbe luogo nel 605 a.C., e uno o due mesi dopo Nabopolassar morì.
Nebuchadrezzar dopo un affrettato ritorno a Babilonia per assumere il potere riprese la campagna contro la Siria. Nel 604 i Babilonesi attaccarono e saccheggiarono Ascalona, fatto che provocò una richiesta d'aiuto al faraone da parte di una città della costa, ma l'appello rimase senza risposta.
Pare che Nebuchadrezzar non rinunciasse mai alla speranza d'impadronirsi del confine egizio perché, sempre secondo la Cronaca Babilonese, marciò deliberatamente contro l'Egitto, ma fu respinto con gravi perdite e si ritirò a Babilonia.
Questo pose fine per vari anni alle aperte ostilità fra i due paesi.
La sconfitta dei Babilonesi fu probabilmente la causa della defezione di Iohachim e della sua alleanza con l'Egitto, malgrado gli ammonimenti del profeta Geremia.
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Nel 589 si ribellò il re di Giudea, Sedecia, e Nebuchadrezzar non potendo rimanere inerte, nell'anno seguente marciò contro la Città Santa.
Nel 589 a.C. morì Psammetico II e gli succedette il figlio Apries, il faraone Efree della Bibbia, che subito si accinse a sovvertire la politica pacifica e difensiva adottata dai suoi predecessori.
Per opporsi al suo tentativo di soccorrere Gerusalemme, Nebuchadrezzar interruppe l'assedio, ma lo riprese in seguito.
Nel 587 a.C. la città cadde e fu completamente distrutta, mentre Sedecia veniva fatto prigioniero a Gerico; la maggior parte della popolazione ebraica fu deportata a Babilonia, mentre coloro che rimasero, trovando intollerabile la situazione in Giudea, fuggirono qualche tempo dopo in Egitto portando con sé il profeta Geremia.
É oscura la parte sostenuta da Apries in questi avvenimenti, perché le fonti egizie tacciono del tutto.
Pare che agli inizi del regno egli avesse mandato truppe in Palestina ad appoggiare gli Ebrei, ma che in seguito le avesse ritirate; si parla anche di un attacco del suo esercito contro Sidone e della flotta contro Tiro.
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Nel 570 a.C. Apries fu coinvolto in una nuova e disastrosa avventura.
A Cirene, sulla lontana costa nordafricana, i Greci avevano creato una vasta e fiorente colonia, tutt'altro che bene accetta però agli indigeni della Libia.
Un capotribù libico, Adicran, si rivolse ad Apries chiedendogli protezione.
L'esercito egizio mandato in suo aiuto subì una schiacciante sconfitta della quale, a ragione, fu ritenuto responsabile Apries, che di conseguenza perse il trono.
Il nuovo re, Amasis, era un uomo del popolo al quale l'accettazione della Doppia Corona era stata imposta dalle circostanze e dall'indignazione dei suoi compatrioti.
Egli ebbe l'appoggio unanime degli Egizi indigeni, mentre i soldati rimasti fedeli ad Apries erano per lo più greci, cosa alquanto strana dato che di recente questi aveva combattuto contro una colonia greca.
La guerra civile che ne seguì non può esser durata più di qualche mese e rimase limitata al delta nordoccidentale; Erodoto colloca la battaglia decisiva a Momemfi, mentre secondo una grande stele di granito rosso eretta in ricordo della vittoria di Amasis, essa avrebbe avuto luogo a Sekhetmafka presso Terana, sul ramo canopico del Nilo.
Un frammento cuneiforme al British Museum fa risalire allo stesso anno, il trentasettesimo del regno di Nebuchadrezzar, una sorta di azione militare contro Amasis, ma è improbabile che le due potenze siano mai venute a conflitto né allora né dopo, quando al grande monarca babilonese succedettero tre deboli sovrani, seguiti da un quarto, Nabonido che, nelle traversie della sua esistenza, mai si spinse in regioni più prossime all'Egitto della Siria settentrionale e di Edom.
In complesso Amasis si dimostrò un sovrano pacifico.
In Occidente concluse un trattato di alleanza con Cirene, e se sottomise alcune città dell'isola di Cipro, fu questa la sua sola conquista.
Fu un periodo di pace per l'Egitto, destinato però a terminare subito dopo la morte di Amasis.
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