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A minare la tranquillità di Taharqa era tuttavia la minaccia degli Assiri, sempre più presente in Asia nonostante lo scacco subito dal re Sennacherib a Gerusalemme.
Il faraone si mosse in due direzioni, trasferì la capitale del Paese a Tanis, nella zona del Delta, da sempre la più esposta agli attacchi esterni, per organizzare meglio la difesa; quindi cercò di fomentare ovunque fosse possibile rivolte contro gli Assiri.
La strategia funzionò per breve tempo, perché a un certo punto Esarhaddon, nuovo re assiro, mosse direttamente contro l'Egitto.
I documenti egizi tacciono, ma stele e tavolette in caratteri cuneiformi danno particolareggiati resoconti della campagna in cui, dopo aver soggiogato la Siria, egli costrinse Taharqa a ripiegare a sud e conquistò Menfi.
Il faraone nero riuscì a sfuggire alla cattura e da Napata riprese a tramare contro il nemico, che commise l'errore di lasciare l'Egitto in tutta fretta credendolo ormai battuto e sottomesso.
Invece, di lì a poco, i principi del Delta si ribellarono all'obbligo di pagare tributi agli Assiri e fu nuovamente guerra. Poco dopo esser partito per questa nuova campagna, però, Esarhaddon cadde ammalato ad Harran e morì, dando modo a Taharqa di riconquistare Menfi e occuparla, finché non ne fu di nuovo cacciato da Ashurbanipal durante la sua prima campagna (667 a. C.).
Tebe (Nè) fu occupata per la prima volta, ma solo per essere temporaneamente abbandonata; fu Tanuatamun, figlio di Shabako, a riconquistarla.
Sopra un edificio di Tebe, Taharqa e Tanuatamun sono nominati insieme, ma non c'è motivo di supporre una coreggenza.
Sulla fine di Taharqa non sappiamo altro se non che ritornò a Napata e fu sepolto a Nuri, poco più a sud.
Taharqa, che Manetone descrive come un uomo assetato di potere al punto di arrivare a sbarazzarsi del fratello, è ricordato dalle fonti come un sovrano saggio, oltre che come un temibile guerriero.
Sotto il suo regno imponenti costruzioni fecero di Napata, la capitale della Nubia, una nuova Karnak, mentre grazie a una piena del Nilo particolarmente favorevole l'Egitto poteva tornare a contare su raccolti consistenti.
Per la prima volta gli antichi tentavano di dare una spiegazione scientifica al fenomeno ciclico e misterioso dello straripamento delle acque del fiume, attribuendolo alle abbondanti precipitazioni nella parte meridionale del suo corso.
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