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Della XX dinastia Manetone non dice altro se non che consistette in tutto di dodici sovrani di Diospoli (Tebe), i quali regnarono 136 anni secondo Sesto Africano, o 178 secondo Eusebio.
Pur così breve, fu un periodo di eventi emozionanti, contò almeno un grande faraone e lasciò numerosi testi di notevole entità e ricchi di notizie.
In quel lasso di tempo i nemici dell'Egitto andavano sempre più avvicinandosi ai suoi confini, forieri delle umilianti sconfitte che, poco più di un secolo dopo, ne avrebbero quasi annientato il prestigio.
Gli inizi comunque parvero presagire un'epoca di eccezionale splendore; significativo è un brano che paragona questo a un precedente periodo di depressione in gran parte immaginario:
La terra d'Egitto fu gettata alla deriva, e ognuno aveva una propria legge, e per molti anni non vi fu nessuno a governare, finché venne un tempo in cui lo stato egizio era formato da principi e capi di villaggio, e in alto e in basso gli uomini si uccidevano fra di loro. Poi venne un altro tempo fatto di anni vuoti, quando Arsu, un siriaco, si eresse a loro principe e rese tutto il paese tributario sotto il suo dominio.
Il testo va avanti a parlare delle stragi che seguirono e della negligenza verso il culto degli dei, fino a che questi non ristabilirono la pace eleggendo re Setnakhte.
Di preciso non c'è che un fatto: la comparsa di un condottiero siriaco che conquistò la supremazia su tutto il paese; la sua identità è stata oggetto di molte controversie, e l'ipotesi più interessante è che si tratti di un velato accenno a "colui che aveva fatto il re" Bay, vissuto alla fine della precedente dinastia.
Ma l'unico scopo dello scrittore era quello di esaltare il nuovo re dell'Egitto.
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I regni dei dieci sovrani che compongono questa dinastia, esclusi Setnakhte, Ramses III, Ramses IX e Ramses XI, furono brevi cosicché la durata totale della dinastia risulta alquanto minore della cifra data da Manetone.
L'usanza di cominciare la costruzione di una tomba a Biban el-Muluk all'inizio di ogni regno fu costantemente seguita, anche se non tutti gli ultimi Ramessidi furono poi sepolti nel luogo desiderato; e in tre casi le mummie furono per sicurezza trasportate in un secondo tempo nella tomba di Amenophis II.
A differenza dei loro predecessori, però, i sovrani della XX dinastia inaugurarono nella Valle dei Re uno stile diverso; invece di essere nascosto, l'ingresso delle loro tombe assunse la forma di un maestoso, visibilissimo portale.
Ciò fece delle loro tombe, quando il potere centrale si indebolì, dei luoghi di razzia facilmente accessibili.
L'indirizzo generale della storia successiva fa pensare che questi insignificanti sovrani si allontanassero sempre più raramente dal delta dove avevano la loro residenza effettiva, per cui l'importanza e le ricchezze del gran sacerdote di Amon-Ra a Tebe andarono progressivamente aumentando.
La costruzione di monumenti scemò notevolmente. Le avventure asiatiche erano finite, e l'ultimo documento di una spedizione nel Sinai risale a Ramses VI.
Per contro l'amministrazione della Nubia continuava a seguire i vecchi criteri, ma le notizie al riguardo sono più scarse. Malgrado questo progressivo decadimento, gli annali del dodicesimo secolo prima dell'era volgare non sono del tutto privi di notizie.
Sul finire della dinastia, il re era forse l'indiscusso sovrano nel Nord, ma nel Sud il grande pontefice di Karnak dominava con un potere superiore al suo.
Gli ultimi regni della XX dinastia sono i più ricchi di testimonianze scritte che non qualsiasi altro periodo della storia egizia.
La fonte di provenienza è la sponda occidentale del Nilo a Tebe, in particolare Medinet Habu e il vicino villaggio di Deir el-Medina.
L'atmosfera che affiora giorno dopo giorno dai diari di lavoro della necropoli lascia soprattutto un'impressione di generale inquietudine.
Per lunghi periodi di tempo gli operai della tomba reale rimanevano in ozio, e ci sono sinistre allusioni, per lo più risalenti agli ultimi anni del regno di Ramses IX, alla presenza di stranieri a Tebe, Libi o Meshwesh.
Erano veri invasori o discendenti di prigionieri di guerra incorporati nell'esercito egizio e divenuti abbastanza forti da sollevarsi o almeno creare gravi tumulti?
Mancano le prove per rispondere a questa domanda, ma sono per lo meno evidenti le disastrose conseguenze sulla popolazione indigena.
Più di una volta le razioni furono distribuite ai lavoratori con due mesi di ritardo. Il bisogno unito all'avidità conduceva inevitabilmente al delitto.
I personaggi regali e i nobili dei tempi passati erano stati sepolti con i loro beni più preziosi, e irresistibile era per i vivi la tentazione di spogliare i morti.
Le ruberie nelle tombe erano state una pratica comune fin dai tempi più lontani, ma adesso, a quanto pare, questo modo di combattere la miseria si era cosi diffuso da richiedere energiche misure per consegnare i colpevoli alla giustizia.
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