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La XII dinastia, che sale al trono intorno al 2000, è stata una delle più gloriose dell'antico Egitto.
Sotto la sua amministrazione, non soltanto il paese mantenne la stabilità interna, ma si espanse anche all'esterno come non aveva mai fatto neanche ai tempi dei grandi faraoni della IV dinastia.
Anche se questa dinastia è di origine tebana, la capitale viene posta nella zona di Menfi, da dove è più facile governare il paese.


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XII dinastia - Rapporti politici con altri Paesi

Una volta restaurata la propria potenza, i faraoni si occuparono della valorizzazione del suolo, e soprattutto del Fayum, dove crearono un'oasi ai cui confini edificarono le loro residenze.
Furono grandi costruttori, e si devono a loro le fortezze che protessero i confini meridionali e orientali del paese; il palazzo di Amenemhat III a Hawara diede origine alla leggenda greca del labirinto.

Per quanto riguarda i rapporti con gli altri paesi, i legami con la Siria e Biblo sembrano amichevoli e ci si può domandare, con una certa ragionevolezza, se la Fenicia, sotto la XII dinastia, non fosse amministrata da un governatore egiziano.
Continuarono le spedizioni nel Sinai per reperire le materie prime, e ci furono anche delle spedizioni commerciali verso i paesi del Punt.

A sud l'Egitto estese il suo territorio fino ad arrivare a Semna (70 km a sud di Wadi Halfa), dove un'ampia zona fortificata difendeva l'ingresso al paese dalle turbolente tribù sudanesi, e da dove potevano partire le spedizioni commerciali dirette nel cuore del Sudan, contatti testimoniati dai livelli archeologici più antichi delle costruzioni di Kerma, a sud della terza cataratta.

I rapporti con Creta, che si ritenevano certi già da quest'epoca, sono ancora poco conosciuti perché si possano tenere in conto; si potrebbe pensare che la Fenicia abbia fatto da intermediaria.


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Informazioni generali

La XII dinastia (1991-1786 a. C.) consta di molti re il cui nome proprio era Amenemhes (Amenemhat) o Senwosre (Sesostri) per lo più alternativamente.
Sembra accertato che Amenemhe, visir durante la XI dinastia, non fosse altri che il futuro Ammenemes I, fondatore della XII Dinastia.

C'è da supporre che a un dato momento egli congiurasse contro il suo regale signore e, forse dopo alcuni anni di disordini, salisse al trono al suo posto.
Amenemhe significa "Amon è di fronte" e quest'allusione al dio Amon solleva un problema la cui soluzione è tuttora oscura.
Fino a quel momento, la divinità principale del nomo tebano era stata il dio guerriero Mont dalla testa di falco, ma con l'avvento della nuova dinastia l'antropocefalo dio Amon prevalse rapidamente sul primo. Egli non tardò a essere identificato con il dio sole Ra e finì per diventare la suprema divinità nazionale sotto il nome di "Amon-Ra, re degli dei ".

Secondo una plausibile teoria Amon era stato importato da Ermopoli, ma già da tempo s'identificava con il dio itifallico Min, divinità della natura adorata nel vicino nomo di Copto.
Da qualche debole indizio pare che Amon fosse già noto a Tebe prima della metà della XI dinastia, cosicché non si può escludere la possibilità che il re che unì il proprio nome a quello del dio fosse di origine tebana.
Certo è, ad ogni modo, che tanto lui quanto il figlio Senwosre I continuarono a tenere in gran conto Tebe erigendovi i propri monumenti, sebbene saggiamente adottassero come capitale una località più centrale fra il delta e l'Alto Egitto.

Per le generazioni successive It-Towe ("La Dominatrice dei Due Paesi"), nome egizio della nuova capitale, rimase la residenza reale per eccellenza e non semplicemente quella della XII dinastia, anche se la sua importanza come città declinò dopo la fine del Medio Regno.

Nessun dubbio sulla grandezza di Shetepibra Amenemhe (Ammenemes I), perché senza di lui i suoi discendenti non avrebbero potuto conservare il trono per due interi secoli.
I numerosi monumenti e i lunghi anni di regno dei singoli sovrani sono segni sicuri della prosperità e della stabilità politica del paese. Abbondano i templi locali eretti o ampliati dai re della XII dinastia, sebbene di regola non ne siano rimasti che blocchi isolati, il resto essendo andato distrutto o rimosso per far luogo a costruzioni di epoca posteriore.
Numerosissime sono le stele private, in particolare quelle trovate ad Abido, centro di pellegrinaggi perché ritenuto il luogo dove era sepolto il dio Osiride.

La maggiore impresa del fondatore della dinastia fu la riorganizzazione completa del paese.
Evidentemente si era stabilito un equilibrio fra il potere del sovrano e l'orgoglio dei principi, e in questo periodo l'Egitto fu più che mai uno stato feudale.
Tuttavia non mancano prove delle minuziose precauzioni che il faraone era costretto a prendere per mantenere la propria autorità.
Nel ventesimo anno di regno si associò al governo il figlio maggiore Senwosre I ed entrambi regnarono insieme per altri dieci anni.
Questa prassi fu seguita da tutti i sovrani della dinastia. Questo però dava luogo a un imbarazzante problema.

In materia di religione la logica non aveva un gran peso, e l'identificazione e lo sdoppiamento delle divinità aggiungeva un mistico fascino alla teologia.
Per difendersi dalle incursioni degli Asiatici nel delta, durante la XII dinastia, vennero costruite le "Mura del Sovrano".
Si ignora dove si trovassero esattamente queste mura, ma il fatto di esser state citate più volte nei racconti dell'epoca basta a sottolineare il pericolo che ancora si temeva da quella parte. Per il momento tuttavia i rapporti erano generalmente amichevoli.
L'impressione generale che se ne ricava è che la Palestina fosse allora occupata da piccole tribù o comunità governate da principi locali.
Molto più a nord vi sono notevoli indizi di una penetrazione egizia durante il Medio Regno, e sono presumibili vere e proprie campagne militari per spiegare il gran numero di oggetti della XII dinastia trovati in Palestina.

Due re di Biblo ricevettero doni preziosi da Ammenemes III e Ammenemes IV rispettivamente, e viceversa a Tod fu scoperto un ricco tesoro composto di oggetti d'oro, d'argento e lapislazzuli di evidente fattura mesopotamica o egea, recanti i cartigli di Ammenemes II, probabili doni dei sovrani di Biblo.

Dal Medio Regno in poi la Nubia fu per eccellenza il paese produttore dell'oro.
Ma non era questo l'unico prodotto di cui si andava alla ricerca in quei paraggi: molte altre merci pregiate provenivano dal Sudan e in gran parte erano acquistate per mezzo di scambi con gli indigeni, specialmente i Medjayu che abitavano oltre il confine alla seconda cateratta.
E’ chiaro comunque che un'invasione dal Sud costituiva una perenne minaccia e che, sebbene le spedizioni nella Bassa Nubia e nelle vicine regioni fossero ormai frequenti, rimanevano sempre una specie di avventura e non esisteva quasi una vera e propria colonizzazione.
Un papiro enumera ben tredici fortezze fra Elefantina e Semna all'estremità meridionale della seconda cateratta. Le esigenze degli architetti, scultori e orefici richiedevano un sempre più intenso sfruttamento dei deserti e dei territori attorno all'Egitto e, dovunque le rocce lo permettessero, venivano lasciate iscrizioni a ricordo degli inviati del re.
Il "basalto" dello Wadi Hammamat, l'alabastro di Hatnub e la diorite della regione a nord-ovest di Abu Simbel erano sfruttati come sempre, mentre lo Wadi el-Hudi continuava a fornire le ametiste.
Senwosre I aveva rivolto particolari cure alla fertilissima provincia del Fayum, collocando a Ebgig un misterioso monumento, alto circa quindici metri che è sempre stato descritto come un obelisco, ma che probabilmente reggeva una statua del re.

Durante la XII dinastia al sistema d'irrigazione vengono apportate notevoli migliorie, è certo che da allora i dintorni del famoso lago di Meride, nel Faiyum, divennero un ameno luogo di villeggiatura per i faraoni che qui si dedicavano ai loro svaghi preferiti, la pesca e l'uccellagione.

Si è notato che dopo il regno di Senwosre III non si trovano più le grandi tombe dei nomarchi che si trovavano all'inizio della dinastia, probabilmente questo monarca era riuscito, se non a sopprimere, per lo meno a trasformare radicalmente la struttura feudale dello stato.
In ogni caso è difficile passare sotto silenzio il grande aumento del potere regale.
La dinastia si estingue con Sebeknofru, che Manetone, probabilmente a ragione, dice sorella dell'ultimo degli Ammenemes.
E' assai verosimile l'ipotesi di un dissidio familiare dal quale Sebeknofru uscì vittoriosa. Per la seconda volta nella storia egizia una donna sarebbe dunque riuscita a divenire "sovrana dell'Alto e del Basso Egitto", ma una situazione così fuor della norma racchiudeva il seme di una catastrofe.

Dopo Sebeknofru, come dopo Nitocris (VI dinastia), seguì una serie di sovrani i cui regni, per quanto ci è dato sapere, non superano i tre anni ciascuno.
Qualunque ne sia stata la causa il glorioso Medio Regno finì per cadere in sfacelo.


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