|
|
|
Sappiamo che in Palestina si faceva uso di un altro calendario liturgico solare, il cui primo giorno non era una domenica ma un mercoledì, giorno di creazione degli astri; esso era costituito da 8 mesi di 30 giorni (i mesi 1, 2, 4, 5, 7, 8, 10, 11) e da 4 di 31 (i mesi 3, 6, 9 e 12), il che dava un anno di 364 giorni, cioè 52 settimane esatte, facendo così cadere le feste sempre lo stesso giorno della settimana: la Pasqua di mercoledì (celebrata il martedì sera), la Pentecoste di domenica, l’Espiazione il venerdì, i Tabernacoli il mercoledì, e il primo del mese di Nisan e Tishri di mercoledì.
Eccone lo schema, diviso in tre gruppi, riferiti rispettivamente ai mesi
1, 4, 7 e 10;
2, 5, 8 e 11;
3, 6, 9 e 12.
|
|
| Mesi: | 1,4,7,10 | 2,5,8,11 | 3,6,9,12 | | 4 | Mercoledi | 1 8 15 22 29 | 6 13 20 27 | 4 11 18 25 | | 5 | Giovedi | 2 9 16 23 30 | 7 14 21 28 | 5 12 19 26 | | 6 | Venerdi | 3 10 17 24 | 1 15 15 22, 29 | 6 13 20 27 | | 7 | Sabato | 4 11 18 25 | 2 16 16 23, 30 | 7 14 21 28 | | 1 | Domenica | 5 12 19 26 | 3 17 17 24 | 1 8 15 22 29 | | 2 | Lunedi | 6 13 20 27 | 4 18 18 25 | 2 9 16 23 30 | | 3 | Martedi | 7 14 21 28 | 5 19 19 26 | 3 10 17 24 31 |
Nel mese di Tebet, ad esempio, che è il decimo mese e quindi appartiene al primo gruppo, il giorno 5 era una domenica.
|
|
Tale sistema, così attraente per la sua regolarità, generava però alcune difficoltà: il sincronismo tra l’anno solare (364 gg.) e lunare (354 gg.) poteva essere raggiunto ogni tre anni aggiungendo un mese di 30 giorni (364 x 3 = 354 x 3 + 30); ma resta comunque un errore di 1,2422 giorni all’anno rispetto all’anno solare reale. Un problema da risolvere è quindi quello degli strumenti di correzione di questo calendario, che periodicamente andava riconciliato con il vero anno solare. Tra le soluzioni proposte: l’intercalazione di 35 giorni ogni 28 anni (A. Jaubert); di 59 giorni ogni 49 anni (E. R. Leach); di un mese ogni 24 anni (J. Milik); di 7 giorni ogni sette anni, più altri sette ogni 28 anni (A. Leaney); un riallineamento ogni anno, in base ai solstizi e gli equinozi (E. Kutsch); nessun riallineamento regolare (R. Beckwith).
L’esistenza di questo secondo calendario, è da tempo nota dal Libro dei Giubilei, un apocrifo datato circa 125 a.C., che sosteneva un calendario differente da quello ufficiale, e ciò è confermato anche da Enoch etiopico. Può darsi che esso derivasse in qualche modo da un calendario solare babilonese di 364 giorni, come pare suggerire il Libro dell’Astronomia (82,4-6) per un periodo non successivo al III sec. A.C., che sostituiva un altro calendario solare precedente di 360 giorni. E’ stato ipotizzato con buone probabilità, quindi, che l’antico Israele conoscesse da tempo il calendario solare, che ha lasciato chiara traccia in alcune indicazioni veterotestamentarie di origine sacerdotale; esso sarebbe stato poi soppiantato dal lunisolare solo all’epoca di Neemia.
|
|