Intorno al 4000 a.C. esisteva una civiltà, denominata di Atlantide, che abitava la zona del Baltico (che sarà nel medioevo luogo della Lega Anseatica), in particolare lo Jutland e la bassa Scandinavia.
Questa civiltà, racconta Erotodo, era particolarmente progredita.
Abile nella costruzione dei templi e degli stadi, aveva una certa esperienza nella navigazione.
Ciò è provato dalle costruzioni megalitiche dei menhir della Bretagna (Carnac), dell’Irlanda, del Galles e dell’Inghilterra (Stonehenge), dove nelle vicinanze è stato forse rinvenuto un probabile stadio per le corse equestri.
Tali costruzioni di dolmen avevano come scopo la guida agli astri, in cui tali popolazioni credevano.
A seguito di siccità, terremoti e carestie, questo popolo è migrato verso l’Europa centrale: la Grecia (dove c’erano le culture achea e micenea, che furono distrutte), l’Anatolia (dove erano presenti gli Ittiti, che distrussero intorno al 1230 a.C.), la Palestina (in cui hanno avuto origine le civiltà fenicia e semita) e l’Egitto.
Solo in Egitto furono respinti da Ramesse III intorno al 1178 e Tolomeo riuscì a neutralizzare la loro invasione.
(Gli egizi annoveravano, tra i popoli del mare, gli achei, i sardi, i danai, i teucri, i filistei, i misi, i siculi e i lici).
La coda della migrazione dei popoli del mare fu rappresentata dai Dori che si stanziarono in Grecia e nell'Egeo.
Questa migrazione è nota come quella dei popoli del mare, o anche dei Khreti e Plethi (Cretesi e Dori).