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I babilonesi avevano una religione politeista, avente origini orientali.
Essi furono molto abili ad impiegare la loro religione per fini politici, facendo diventare Babilonia luogo sacro di spiritualità ed origine del tutto.
Attraverso documenti, vengono rielaborati tutti i testi sacri dei Sumeri, modificando la realtà, per esaltare il mito di Babilonia, vista come "porta di dio".
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Re sumero, vissuto ad Uruk intorno al 2700 a.C., figlio del nobile Lugalbanda e della dea Ninsum.
Egli si impone sulla terra per le sue doti, finché non incontra Enkidu, suo antagonista creato dagli dei proprio per contrastarlo.
Dalla lotta iniziale i due giungono a stringere una forte amicizia e portano a termine numerose imprese.
Poi Enkidu per volontà degli dei muore e Gilgamesh, per la prima volta, sperimenta la sconfitta, il dolore, la sventura e comprende che sono queste le condizioni tipiche della vita umana.
Egli allora parte alla ricerca dell'unico uomo che conosce il segreto dell'immortalità: Utnapistim (Ziusudra per i sumeri, Noè per gli ebrei), ma poi si rende conto che l'immortalità non può essere conseguita poiché é un dono del cielo e allora torna ad Uruk e scrive la propria storia: qui lo trova la morte, eterna compagna dell'umanità.
Tra le sue imprese, Gilgamesh avrebbe ucciso un toro divino, inviato sulla terra dalla dea Ishtar (Inanna per i sumeri), che opprimeva il proprio popolo.
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Il mito sumerico di Gilgamesh e quello di Atramhasis vengono rivisitati.
Il mito di Atramhasis richiama il diluvio universale.
Secondo la tradizione sumerica, An sovrintendeva tutto ed il cielo, Enlil ed Enki, suoi figli, regnavano rispettivamente sulla terra e sugli abissi.
Il primo aveva più potere del fratello, che aveva come figlio Marduk. An crea gli altri Dei per lavorare sulla terra, al fine di poter mangiare, ma questi si rifiutano, perché troppo faticoso.
Quindi crea l’uomo che rifiuta anche esso di lavorare.
Qui si inserisce il mito biblico del paradiso terrestre e della cacciata da parte dell’uomo e della donna.
La prima modifica babilonese al testo sacro sta nel fatto che, a questo punto, Enlil propone di mandare sulla terra la pestilenza ed il diluvio per punire la ribellione umana, ma Enki fa salvare Atramhasis su un’arca.
Nell’altro testo sacro babilonese del Enuma Elish si descrive la lotta tra Enlil, geloso del salvataggio dell’uomo, ed Enki.
Per vendicarsi, ordina a Tiamat, essere vivente dei mari, invincibile, di generare dei mostri e comandare su tutti gli Dei, ma Marduk, figlio, di Enki, lo uccide e riceve in compenso la supremazia su tutti gli Dei.
Praticamente, attraverso la rivisitazione di questi miti, i sacerdoti babilonesi sostituiscono l’importanza di Enlil, venerato presso i sumeri, con quella di Enki, sacro ai babilonesi, da cui ne consegue una sacralità per il figlio, il dio Marduk.
La sacra città sumerica di Eridu, consacrata al dio Enlil, è equiparata integralmente a Babilonia, città sacra ad Enki.
Il cuore della religione si sposta da Ur e Nippur a Babilonia, Borsippa e Kuta, al punto che anche gli assiri veneravano gli dei babilonesi, considerandoli come i più grandi ed eccelsi.
Nel regno assiro, infatti, si pensava che Ninive fosse il centro politico e Babilonia quello religioso.
Dietro questo processo sicuramente c’è una stretta cooperazione con i caldei.
Fu questa "rivoluzione" religiosa a decretare il prestigio di Babilonia che in più parti era rappresentata come il centro del mondo e la porta verso il dio Marduk.
La grandezza della cultura babilonese sta anche nella produzione di questo modello religioso che segnò le basi del prestigio del proprio popolo e di una filosofia di pensiero, accettata da molte culture orientali.
Gli stessi re di Babilonia non si definivano re, a differenza degli assiri, ma pastori di popoli, amministratori della giustizia e servitori degli dei e lo stesso Ciro il Grande, per annettere la città ed il suo impero alla Persia, si proclamò servo di Marduk..
Ogni anno a Babilonia si celebrava la festa del Nuovo Anno.
Il mito della rinascita è sempre presente nelle religioni orientali.
Solo il re poteva cominciare la festa ed era accompagnato dai sacerdoti. Ad un certo punto della festa il gran sacerdote schiaffeggiava il re, per ricordargli di essere umano: se questi piangeva, il dio Marduk concedeva all’impero un anno prosperoso, altrimenti vi erano dei presagi nefasti.
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Esisteva una trinità babilonese: Marduk, Ishtar e Nabu.
Il primo è il padre di tutti.
Ishtar richiama il mito fenicio di Balaat e presso i sumeri era venerata come Innin, presso gli Egizi come Iside. Essa era la gran madre di tutti, simboleggiava colei che dava calore, fertilità e sicurezza all’uomo.
Nabu era il figlio di Marduk ed era molto vicino all’uomo. Era colui che accompagnava la processione nella festa dell’Anno Nuovo, segno di rinascita e purificazione, che avveniva con l’aiuto di Ishtar.
Accanto a questa triade c’erano altre divinità, tra cui si ricorda: Ninurta, che aveva un tempio dedicato a Babilonia e che vegliava sulla città di Borsippa, Nergal, protettore della città di Kuta, Ninrag, protettore del vulcano, Anu, che vegliava sul cielo, Annunaki, protettore della volta celeste ed illuminato da Anu, Igigi, legato al ciclo perpetuo del sorgere e del tramontare.
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