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A partire dall’epoca moderna si è diffusa l’immagine di un Islâm ignorante e nemico della scienza e del sapere.
Al massimo nei manuali viene riconosciuto alla civiltà islamica il merito di avere conservato e trasmesso all’occidente il pensiero greco, in accordo con il mito, particolarmente caro ai tedeschi, della civiltà, della cultura e della scienza, come prodotti nati in Grecia e fatti crescere in occidente.
Ma questa è un’immagine dei tempi moderni.

Ben altra era l’immagine della civiltà islamica in tempi più antichi.
In gran considerazione era tenuto l’Islâm, sia dal punto di vista più strettamente culturale e scientifico sia in genere come civiltà: infatti Saladino è stato a lungo, anche per l’occidente, il paradigma, il modello del sovrano giusto e saggio, del cavaliere puro.

In effetti, su 6.239 versetti, ayat, che compongono il Corano, ben 570 invitano l’uomo all’uso della ragione, allo studio della natura, alla riflessione e alla ricerca scientifica.
Ancora più numerosi ed espliciti sono gli inviti in tal senso che si trovano tra i detti di Maometto:
"A colui che si incammina alla ricerca della scienza Dio spiana la via al Paradiso";
"Colui che lascia la sua casa alla ricerca della scienza è nella via di Dio sino al suo ritorno";
"Cercate la scienza fosse anche fin in Cina".

Quest’investimento in cultura pose i paesi musulmani all’avanguardia per quel che riguarda le scienze e le scoperte scientifiche e per secoli gli occidentali si recarono a studiare nei centri musulmani e a tradurre i loro libri. (E' merito degli Arabi la diffusione delle pubblicazioni su carta).



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