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Usi e Costumi

Le arti non avevano grande spazio in questa società sempre in movimento ad eccezione dell'arte della parola.
Gli Arabi ammiravano l'eloquenza, gli uomini che sapevano utilizzare la parola (per dare un consiglio, per mettere fine ad una situazione imbarazzante). Ancor più ammirata era la poesia.
La poesia cantava i temi universali dell'amore, della gioia, del dolore, ma ancor di più veniva usata per esaltare qualcuno o come satira, per colpire il nemico, per renderlo ridicolo e naturalmente riceveva sempre una replica.
La religione non costituiva una grossa preoccupazione per i Beduini che dovevano ogni giorno lottare per sopravvivere.
Credevano in una terra popolata da spiriti, generalmente invisibili, ma che si potevano manifestare sotto forma di animali, di alberi o rocce.
Anche le divinità erano numerose, ma nessuna prevaleva sulle altre.
Alcune avevano un carattere astrale come Venere e la dea del Sole, altre incarnavano nozioni puramente astratte come il dio dell'Amore o la dea della Morte.
Nella città di Mecca il gran dio era Hobal, idolo in cornalina rossa.
Per ottenere la protezione degli dei e degli spiriti si edificavano santuari, si facevano offerte, si ricorreva a sacrifici dapprima umani e in seguito di animali.
Gli Arabi praticavano la divinazione attraverso il volo degli uccelli e la magia era diffusa. Temevano il malocchio e si proteggevano con amuleti.
In realtà, queste tribù nomadi, disperse, fameliche, anarchiche seguivano un ideale morale che era loro peculiare, nella cui formazione la religione non era fondamentale.
L'uomo modello possedeva nel suo grado più alto la "moruwwa", cioè la virilità che comportava la fedeltà al proprio gruppo, il coraggio, il rispetto alla parola data, il senso dell'ospitalità, la fierezza nel sopportare il dolore.
Tutti questi valori non facevano riferimento a nessun aldilà. Per l'uomo il valore supremo era l'uomo stesso.


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Informazioni generali

Da tempi remoti gli Arabi abitavano l'Arabia, penisola dell'Asia sud-occidentale, terra arida ed immensa.
Terra grande come un terzo dell'Europa, ma poco popolata e in parte desertica a causa della scarsità delle piogge.
Gli Arabi impararono a cercare l'acqua in profondità scavando pozzi, ma quando questa talvolta sgorgava da una sorgente, allora appariva l'oasi, stupenda di verde.
Il nomadismo pastorale era il genere di vita che tali condizioni ambientali imponevano.

Già da duemila anni prima di Cristo era stato addomesticato il cammello, la cui adattabilità al deserto è ben nota.
Il latte di cammella ed i datteri coltivati nelle oasi, dove vivevano pochi sedentari, costituivano il cibo dei Beduini.
Alcune popolazioni semi-nomadi coltivavano cereali, legumi e frutta, ma solo se le condizioni climatiche lo permettevano.
Queste popolazioni vivevano in stretto rapporto e avevano bisogno le une delle altre. Le relazioni tra di loro erano generalmente pacifiche e di natura economica.
Il cammello, animale resistente e veloce poteva portare carichi pesanti. Le carovane raggiungevano le zone più fertili dell'Arabia del Sud, caricavano le merci prodotte localmente e quelle che provenivano dall'India, dall'Africa e dall'Estremo - Oriente per poi rivenderle nell'Arabia del Nord e nel Medio Oriente.
I Beduini facevano pagare un dazio per il transito delle carovane sul territorio da loro controllato.

Su scala territoriale più ristretta tra nomadi e sedentari avvenivano parecchi scambi.
Numerosi mercati e fiere costituivano occasione di incontro e talvolta presso un'oasi o un santuario assumevano un carattere permanente.
Nascevano così città disseminate nel deserto oltre a quelle che sorgevano nelle oasi.
Nelle città le strutture sociali erano simili a quelle dei nomadi.
Le cellule di base erano le sotto-tribù o clan, piccoli gruppi umani il cui numero era stabilito dalla legge della necessità vitale.
Più clan formavano una tribù. Queste relazioni erano in massima parte pacifiche; ma la miseria, di cui spesso soffrivano questi gruppi arabi, rendeva abbastanza frequenti le razzie (ghazwa) per impossessarsi delle ricchezze, spesso relative, dei più fortunati.
Le regole delle razzie erano codificate dall'uso: si cercava ad esempio di non uccidere mai, perché l'omicidio comportava gravi conseguenze.
Non vi erano leggi scritte, poiché mancava uno Stato che le imponesse con la forza, ma ciascuno sapeva a quali conseguenze andava incontro in caso di omicidio.
"Occhio per occhio, dente per dente". La vendetta (ta-ar) era uno dei pilastri della società beduina e si basava sull'egalitarismo tribale.
Ogni gruppo sceglieva un capo la cui autorità dipendeva esclusivamente dalle sue qualità personali ed umane. Il disaccordo di un solo membro su una decisione importante poteva rimetterla in discussione.
Naturalmente c'erano tribù più ricche e tribù più povere, ma generalmente questa situazione non era mai definitiva, bastava un periodo di siccità per ritornare brutalmente allo stato di miseria e di eguaglianza.



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