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Anche se la moderna sociologia con il termine civiltà usa fare riferimento a tutte le società preistoriche, piccole o grandi, avanzate o primitive, la maggior parte degli storici individua nella "invenzione" dell’agricoltura il passaggio dalla cultura primitiva alla vera e propria civiltà, intesa come l’insieme delle manifestazioni che caratterizzano la vita di un popolo (aspetti economici, sociali, spirituali e culturali) sia per gli equilibri nei rapporti tra le varie classi sociali che lo compongono, sia in relazione con la cultura di altri popoli.

Le prime orde di cacciatori nomadi vivevano in territori circoscritti, cibandosi della raccolta di radici e frutti spontanei oltre che del ricavato dalla caccia o dalla pesca; le relazioni tra i vari gruppi erano talmente scarse da favorire lo sviluppo di differenti usi e costumi.

La storia dell’uomo civile e della sua evoluzione sociale è la storia delle comunità organizzate vissute prima in villaggi, poi in città ed in seguito in città-stato e nazioni.
Ma gli uomini furono in grado di condurre una vita sociale solo quando furono capaci di produrre cibo a sufficienza; e, tra i primi uomini che lo fecero, vi sono quelli vissuti nel mesolitico in Medio Oriente, dove, fra aride colline e fiumi che inondavano le valli, crearono i canali per l’irrigazione e le città, ed incominciarono a tenere registrazioni scritte.
Le più antiche civiltà umane coincidono con i primi insediamenti agricoli; così, oltre a quelle del Medio Oriente (pianura alluvionale del Tigri e dell’Eufrate per i Sumeri e bacino del Nilo per gli Egiziani), rinveniamo tracce nell’Asia meridionale per gli Indù nella valle dell’Indo e nell’Asia orientale per i Cinesi nella valle del Huang To.

In una piramide egizia sono state rinvenute due preziose sculture, risalenti al 4000 a.C., che documentano le conquiste conseguite dall’uomo per l’incremento delle risorse alimentari: un aratro, che consentì di seminare più ampi territori prima incolti, ed una raccolta di otri e giare, che venivano utilizzati per la conservazione delle eccedenze di prodotti alimentari.
Le eccedenze alimentari consentirono una divisione del lavoro, con alcuni membri della comunità dediti non più all’agricoltura ma al commercio o all’artigianato, con il conseguente affermarsi delle differenziazioni sociali.

Intorno al 3500 a.C., l’ingegno degli artigiani donò all’umanità alcune delle più importanti scoperte ed invenzioni: la ruota, la fabbricazione della ceramica, il forgiare i metalli per la realizzazione di utensili e la costruzione di barche per la pesca ed il commercio sui fiumi e sul mare.
Mercanti ed artigiani vissero scambiandosi merci e servizi; e, anche grazie all’incremento degli scambi commerciali, le borgate diventarono città.