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Il Dio Ebraico

L'uomo non può percepire la reale essenza della Divinità, come viene detto nell'Esodo 33:20 «Un uomo non può vedermi e vivere»; Dio è conoscibile soltanto dalle Sue opere e dai suoi attributi, le Sue middòt.

I primi tre nomi divini nel Tanach sono Elohìm (Dio), Havayàh (Eterno, espressione utilizzata per evitare di scrivere o pronunciare il Tetragramma) e Adonài (Signore, Padrone).

Il nome divino Elohìm sottolinea il ruolo di Dio come creatore del mondo; semanticamente denota onnipotenza, la fonte eterna di energia creatrice.
Tale nome non indica tuttavia un legame diretto di Dio con la creazione, e compare come Sua unica denominazione nel primo capitolo della Genesi.

Il nome Havayàh, costituito dalle quattro lettere yod-heh-vav-heh (il Tetragramma), si collega invece alla stessa essenza divina, l'Essere, e viene pronunciato dal Gran Sacerdote solamente nel giorno i Kippur; è anche definito «il Nome ineffabile», in quanto è proibito pronunciarlo in circostanze estranee alla procedura rituale.
Havayàh denota l'Essere eterno, la più pura essenza di Dio costituendo l'abbreviazione dell'espressione hayàh, hovèh veyiheyèh (fu, è e sarà), che afferma come la Sua esistenza comprenda insieme passato remoto, presente e futuro infinito.

Il nome Adonài comprende i significati di "signore e padrone" afferma che Dio è il signore di tutto il creato.



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