|
Si tratta di una corrente scismatica ebraica, iniziata nell’ottavo secolo.
I Karaiti richiedevano un ritorno ad un’osservanza più letterale delle Scritture, e contestavano l’autorità rabbinica tradizionale.
In realtà essi stessi si ritrovarono, nel corso dei secoli, ad assumere una serie di abitudini e di pratiche loro proprie, che non hanno una base biblica precisa.
Si trattò un movimento abbastanza cospicuo, diffuso in tutti i paesi dell’area araba e medio orientale.
I karaiti non riconoscevano nessuna autorità principale, ed erano pertanto costituiti da molti diversi gruppi. Ciò che li accomunava era soprattutto la loro opposizione all’autorità rabbinica degli eredi dei Farisei.
Furono particolarmente forti nel periodo tra i nono e il dodicesimo secolo. Di solito molto tradizionalisti e conservatori, rigettavano lo studio e l’importanza delle scienze naturali, cercarono di fare opera proselita, e ciò portò ad una grossa reazione da parte degli ebrei veri e propri. Molti rabbini di quell’epoca scrissero e insegnarono tutta una serie di sconfessioni della fede karaita.
Le fortune dei karaiti conobbero notevoli alti e bassi. Dopo il dodicesimo secolo, e un breve periodo in Spagna, il loro centro si spostò nell’area bizantina.
Nel 17° e 18° secolo si spostarono in Lituania e in Crimea, e poi finirono sotto il dominio russo, che diede loro una certa preferenza, rispetto al modo col quale trattava gli ebrei.
Tuttavia, il loro numero totale rimaneva sempre basso, poche migliaia o decine di migliaia.
Oggi essi sopravvivono quasi esclusivamente in Israele, dove mantengono una identità religiosa separata da quelle degli ebrei ortodossi, ma dove hanno gli stessi diritti e doveri civili di ogni altro cittadino.
|