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Timoteo viene dall’ebraismo e Tito dal mondo pagano.
Lavorano con san Paolo, che li pilota ma non li oscura.
E dà loro "la gloria di un perenne ricordo": così dice Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, del IV secolo; e sarà ancora così nel XXI: tutta la Chiesa li onora insieme.
Da Paolo a Tito: "Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità".
Ecco l’altro grande evangelizzatore al fianco dell’Apostolo.
Tito è greco, un pagano convertito (forse da Paolo stesso).
"Mio compagno e collaboratore", come scrive l’Apostolo nella seconda lettera ai Corinzi.
Compagno di momenti importanti: come la famosa riunione nota come concilio di Gerusalemme, con lo scontro tra nostalgici delle consuetudini rituali ebraiche e le necessità nuove e diverse dell’evangelizzazione nel mondo pagano.
Tito, poi, è anche mediatore persuasivo, ed entusiasma Paolo risolvendo una grave crisi tra lui e i Corinzi.
E lo vediamo efficiente manager, quando dirige e porta a termine la prima grande iniziativa di solidarietà fra le Chiese: la famosa colletta per i poveri di Gerusalemme.
Quando è morto Tito? Non lo sappiamo. L’ultima notizia di lui ce l’ha data Paolo alla vigilia del martirio. "Tito è in Dalmazia".
Poi, più nulla.
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